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CULTO x NON FREQUENZE: i festival indipendenti tra etica, sostenibilità e cultura.

Nel mondo della cultura e dell'intrattenimento, i festival indipendenti rappresentano una forza vitale che emerge dalla base della società. Essi sono la manifestazione di un'arte e di una creatività autentiche, alimentate da una passione condivisa per la musica, l'arte, la letteratura e molto altro.


In questo contesto, siamo lieti di introdurre un'interessante conversazione sulla sostenibilità e l'identità culturale dei festival indipendenti.


Da alcuni mesi, il collettivo e associazione CULTO e l'associazione Non Frequenze stanno conducendo un dialogo spontaneo, esplorando le sfide e le opportunità che affrontano i festival indipendenti che sorgono in modo spontaneo dal basso. Entrambi condividono una visione comune basata su principi etici, ma sanno che la strada verso la sostenibilità e l'impatto positivo sulla comunità non è sempre agevole.


Nei prossimi giorni, Torino sarà il palcoscenico di due eventi significativi: la terza edizione di CULTO e l'undicesima edizione di NFF (Non Frequenze), i quali incarnano appieno l'essenza dei festival indipendenti.


Ma cosa significa veramente essere un festival indipendente in un'epoca in cui le dinamiche culturali e sociali sono in costante mutamento?


Questo articolo è un invito ad esplorare con noi le profonde riflessioni che emergono da questa conversazione. Scopriremo insieme quali sono i principi etici che guidano questi festival, come promuovono la sostenibilità ambientale e sociale, e come contribuiscono all'identità culturale dei luoghi in cui operano.


Ci immergeremo nel cuore pulsante di un movimento che non smette di evolversi, affrontando ostacoli e aprendo nuovi orizzonti.




1. Quali sono i principi etici fondamentali che guidano il vostro festival indipendente e come si traducono nelle vostre azioni e decisioni quotidiane?


CULTO nasce come un progetto autoprodotto, dalla necessità di un gruppo di persone di far confluire all’interno di un momento unico riflessioni e nuove possibilità intorno al mondo dell’esperienza-festa e della notte, che inevitabilmente tocca anche quello dell’editoria, delle arti performative e installative, della comunicazione, della fotografia, riassumendo: le sue pratiche correlate. A inizio 2021 eravamo molto provat3 dalla pausa che la pandemia ci aveva imposto, e chiedendoci che cosa sarebbe venuto dopo, come ripartire, è stato spontaneo come gruppo di amic3 affezionat3 a queste tematiche e alla musica elettronica creare un progetto di indagine di questo tipo: una ricerca che parte dal basso, nella quale seguendo una sorta di etnografia abbiamo provato innanzitutto a leggerci dentro e capire se queste istanze potevano essere condivise da un gruppo più ampio di persone.


Dalla prima edizione, il nostro obiettivo è il tentativo di dare voce ad un immaginario condiviso in grado di restituire alla sfera del clubbing il suo ruolo di collante sociale, un fattore di unione e condivisione tra persone che arrivano anche da diverse esperienze formative, lavorative e culturali; da questo anche la scelta di usare il termine clubbing appositamente asteriscato all’interno del nostro payoff, in modo da questionare e porre attenzione sull’utilizzo del termine, su quanto questa pratica sia legata ancora oggi al luogo del club e, allo stesso tempo, per denunciare quanto questo fenomeno sia sempre più spesso ignorato o stigmatizzato dalla politica, e da parte della società e delle istituzioni. Incentivando una partecipazione dal basso attraverso i dialoghi e le talks sulle tematiche che riguardano le trasformazioni della scena, la nostra costante premura è mettere al primo posto il tema dell’inclusività e della fruibilità orizzontale.



Il NFF nasce 11 anni fa come evento celebrativo di Radio Banda Larga, community radio (ora con base all’Imbarchino del Valentino) che utilizza il mezzo delle frequenze come luogo di incontro e confronto, al fine di supportare attività di promozione sociale e culturale basate sui

principi dell’integrazione e libertà di espressione. In questo senso, le ‘Non Frequenze’ diventano lo spazio altro, non manifesto, sottile, dove in modo spontaneo possano essere coltivate grazie alla radio le energie e le fantasie che avranno poi modo di emergere durante le giornate del festival. Il NFF è dunque un organismo mutevole e sensibile ai cambiamenti del territorio, degli spazi e delle persone, che si muove grazie a una rete (e specialmente una sottorete) di contatti e collaborazioni, che formano la cosiddetta ‘community’, polmone di questo organismo. Le partecipazioni del festival possono dunque nascere da un caffè all’Imbarchino così come da nuove scoperte durante il viaggio di qualcuno degli organizzatori o ancora grazie alla sintonia e risonanza con altri organismi simili, abitanti delle non-frequenze italiane ed europee. L’ascolto partecipato, profondo e attivo è sicuramente la base fondante del festival.


2. In che modo il vostro festival promuove la sostenibilità, sia dal punto di vista ambientale che sociale, e quali sfide avete affrontato lungo il percorso per raggiungere questi obiettivi?


Da realtà che nasce dal basso non siamo ancora riusciti a trovare una modalità per noi sostenibile ed efficace di sviluppo del festival in termini etici dal punto di vista ambientale: per il momento, abbiamo scelto di non collaborare con sponsor e realtà non attente a queste tematiche, immaginando in un futuro - si spera, il più vicino possibile - di realizzare delle strategie che vanno sempre di più in questa direzione.

Dal punto di vista della sostenibilità sociale, invece, abbiamo sempre lavorato nell’ottica di creare un festival eterogeneo e di fruizione più ampia: in termini di direzione artistica, coinvolgendo il più possibile artist3 e realtà cittadine e sul territorio nazionale provenienti da varie scene musicali underground e culturali in senso più ampio (quest’anno Giesse, Big Hands, Francesca Heart, Sister Effect, Flavia Buttinelli, Agostino e la fotografa Chiara Fossati ma anche artist3 internazionali come Diamin, Phuong-Dan, Space Drum Meditation, Dame Area) in termini di accessibilità mantenendo i costi di ingresso al festival bassi e prezzi popolari per il food and beverage. Attraverso i talk abbiamo aperto e continuiamo ad aprire dialoghi su tematiche per noi sensibili e attuali riguardo al contesto a cui ci rivolgiamo: quest’anno ci focalizzeremo sull’evoluzione del consumo di sostanze nei contesti collettivi, di come questo processo influenza l’environment dentro e fuori dal dancefloor e dell’importanza di autogestirsi in questi contesti demonizzati dai media mainstream, ma anche sulla necessità di trovare sempre di più nuovi spazi per la collettività, non solo nel mondo della notte, interrogandoci su quali possano essere i nuovi processi di organizzazione degli eventi culturali dal basso e di condivisione tra realtà associazionistiche e collettivi.


Per portare queste tematiche su un piano fattivo, abbiamo deciso di privilegiare processi di partnership con realtà cittadine che vanno nella nostra stessa direzione, e dato il bisogno fondamentale di trasmettere lo spazio di festa come una dimensione che deve essere un luogo di cura, sicuro e di tutt3, abbiamo sviluppato un servizio di cura del dancefloor e riduzione del danno durante l’evento notturno grazie al supporto delle realtà locali di P.I.N e Neutravel.


Durante gli anni il festival ha assunto diverse forme e modalità di svolgimento, grazie alla sua flessibilità ha sempre cercato di rappresentare un punto di riferimento artistico e culturale per la città, e per questa sua natura ha sempre mantenuto uno sguardo attento, critico e curioso verso le dinamiche urbane, che crediamo sia prerogativa indispensabile se si vuole parlare di sostenibilità (in questo caso sociale) in termini concreti. Il periodo della pandemia è stato sicuramente un momento decisivo: di fronte alle difficoltà del contesto, lì festival, per sopravvivere, ha dovuto scomporsi e ricomporsi con nuove formule più attente all’intimità, la vicinanza, l’empatia delle persone, che in quel momento avevano bisogno di un’esperienza più terapeutica che di intrattenimento. Il NFF in quel momento ha cercato di ri-sintonizzarsi, riducendo la portata dell’evento ma ancora mantenendo compatto il senso della community. Dopo le edizioni 2020 e 2021, il festival ha intrapreso un graduale processo di espansione, nuovi sguardi oltre il confinamento. Crediamo che la sostenibilità sia l’effetto collaterale di una serie di processi che facciano sentire le persone accolte in uno spazio libero dalle paure e dai (pre)-giudizi, e direi che questa sia la principale missione del festival: restare dinamico (nella ricerca di artistx, spazi e momenti, con ovviamente con tutte le difficoltà del caso) per garantire la costante presenza di uno spazio libero, nel senso più lato possibile.




3. Quali sono gli obiettivi comuni che condividete con altre realtà simili nel promuovere la cultura indipendente? Come collaborate con altre organizzazioni o festival per raggiungere tali obiettivi?


L’edizione dello scorso anno era incentrata sul tema della “rete” come interconnessione culturale e sugli elementi che la regolano, che dal basso si ritagliano il proprio spazio, coinvolgendo in primis collettivi, label, artist3 che dalla provincia e dal grande centro urbano spingono dimensioni di cultura musicale autentiche e personali. Crediamo che uno dei bisogni fondamentali per tutt3 e in particolare per chi abita e opera nei grandi contesti urbani sia, con tutte le difficoltà che ne conseguono già in termini sociali ed economici, l’interiorizzare un rapporto di reciproco supporto nella costruzione della scena culturale di una città, che per essere sana e stimolante deve avere un’offerta diversificata.


Per fare ciò è fondamentale comunicare con le altre realtà che si trovano sul territorio, anche interregionale. La condivisione di saperi e intenzioni, cercare un dialogo e un incontro, sono obiettivi che perseguiamo: in questi 2 anni e mezzo abbiamo collaborato e coinvolto nelle nostre attività spazi indipendenti o non convenzionali, artist run-space (Muchomas!, Bastione, Imbarchino, Spazio 211 - a cui esprimiamo tutta la nostra solidarietà dopo i recenti avvenimenti), webradio (Rbl, Lyl Radio, Radio Raheem), labels e collettivi (Amphibia, Biodiversità Records, Chierichetti Editore, Dappertutto, Details Sound, Gang Of Ducks, Graft, Dissidanza, Karaoke, Land Of Dance, Maple Death, Salgari, Paynomindtous, Pho Bho, Ous, Salgari, SuperSento, Trascendanza, XCPT) e altri festival sul territorio cittadino (TOdays e Seeyousound). Proprio quest’anno abbiamo curato una talk per TOdays, mettendo in dialogo su percorsi futuribili per la diffusione della musica elettronica 3 realtà che si occupano di produzione e promozione culturale (Martin Pas, Almare e Sintetica) e abbiamo partecipato al tavolo Mover La Movida, un laboratorio partecipato realizzato da FULL, che vedeva coinvolte alcune realtà attive sul territorio insieme alla città di Torino, sui temi della vita notturna cittadina con l’obiettivo di ragionare collettivamente sulla notte urbana ed eventuali strategie di sviluppo sostenibili.


Crediamo che uno degli obiettivi che accomuna il NFF con altre realtà sorelle sia quello della riabilitazione sociale alla situazione di ‘festa’: se da una parte il fenomeno della crisi riguarda la mancanza di spazi, di fondi, di supporto generico da parte dalle istituzioni, dall’altra c’è l’impressione che la crisi riguardi anche le persone stesse, il modo in cui si sentono, il modo in cui partecipano, il modo in cui si dimostrano curiose e il modo in cui fruiscono della festa. L’idea di movimento ‘underground’, ‘indipendente’, ‘sperimentale’ o quello che sia, può sopravvivere solo se supportato dal basso con entusiasmo e partecipazione, fuori dalla logica del consumo: la sfida riguarda dunque creare una proposta solida, interessante, provocante, che tenga alta l’attenzione di chi partecipa alla vità culturale della città, per questo motivo le collaborazioni diventano fondamentali per potenziare il livello della proposta, ancora più se parliamo di collaborazioni inter-disciplinari, che insieme possono coprire uno spettro più ampio della visione artistica, e facilitare il pubblico nell’immersione di un movimento densamente alternativo.



4. Quali sfide specifiche si presentano ai festival indipendenti e alle realtà culturali nate dal basso oggi, e come credete che queste sfide possano essere superate o mitigate?


Sicuramente la mancanza di un know-how condiviso e la difficoltà da piccola entità di avere facilmente accesso a bandi e sovvenzioni. Dopo la prima edizione, abbiamo deciso di creare un’associazione in modo da formalizzare le intenzionalità. In quanto associazione no profit i proventi sono totalmente reinvestiti per promuovere l’attività culturale dell’associazione stessa, ognun3 di noi (siamo 13 soci3 fondatric3) opera da due anni e mezzo gratuitamente per l’associazione, alla quale abbiamo cercato di dare una struttura il più orizzontale possibile. Certo è molto difficile, da festival indipendente, sopravvivere senza il sostegno di fondi esterni e molto spesso è complesso coniugare il nostro lavoro come singol3 con l’attività associativa. Nonostante ciò stiamo provando a tenere duro e ad intensificare la nostra attività, prefiggendoci, di anno in anno, nuovi obiettivi e cercando di raggiungere nuove identità compatibili con la nostra visione. CULTO nasce dal basso ma allo stesso l’idea è quella di uscire dallo spazio sicuro/disegnato e spesso denigrato che compete il nostro settore, cercando di aprire un dialogo con realtà che non per forza conoscono il mondo del clubbing ma con le quali tentare uno sharing positivo e reciproco.


Senza troppi giri di parole, la sfida più grande riguarda il grande tema di tutti i tempi: i soldi. Soldi che molto spesso sono non solo fonte di preoccupazione per la sostenibilità del festival indipendente, ma anche spesso motivo di conflitto interno ed esterno all’organizzazione stessa. Torino è una città che come tante altre in Europa sta subendo un grave processo di gentrificazione, processo che per vuole mettere a repentaglio la vita di tutto ciò che è indipendente, quindi non conforme, non controllabile, in nome della sicurezza e del decoro. La cultura viene dunque normalizzata, così come gli spazi e le proposte sociali, lasciando fuori senza mezzi termini tutto quello che non rientra (per scelta) nel grande progetto di riqualificazione. Questo rende critico l’aspetto organizzativo di un festival che, in quanto indipendente, da una parte rifiuta le logiche di sponsor e finanziamenti, dall’altra non dispone più risorse sufficienti a coprire i costi di produzione. Un tentativo di risposta efficace a questa grande sfida potrebbe essere il confronto e la collaborazione tra realtà della stessa natura, la forza del movimento, che però a causa delle ideologie, che vanno dalle più radicali alle più conformi all’industria dell’intrattenimento, è spesso indebolito e frastagliato. Ci ritroviamo dunque non solo ‘noi’ contro ‘loro’, ma anche ‘noi’ contro ‘noi’, di fronte ad un apparentemente inarrestabile processo di sgomberi, pulizia e ‘commodification’ dello spettacolo. Crediamo sia importante riconoscere che i bisogni individuali (di persone e di organizzazioni) non potranno mai diventare collettivi, generalizzati (non sarebbero individuali altrimenti), e a partire da questa visione dovremmo ri-consapevolizzare il movimento, affinché l’auto-sostentamento di festival indipendenti non diventi solo un’utopia.




5. In che modo il vostro festival contribuisce all'identità culturale del territorio in cui si svolge? Potete condividere alcune esperienze significative che dimostrano l'impatto positivo che avete avuto sulla comunità locale?


CULTO è composto unicamente da persone che vivono a Torino. Benché non sia stata una volontà statutaria, o un limite che ci siamo imposti, è evidente quanto il nostro progetto sia profondamente legato alla città in cui viviamo e ci muoviamo. Molti di noi sono DJ, musicisti, organizzatrici e/o lavorator3 nel mondo della cultura e della comunicazione, e già singolarmente cerchiamo di abitare al meglio la nostra città, ricca di stimoli quanto di difficoltà e contraddizioni. Dirsi da soli in che modo sviluppiamo un impatto positivo è complesso ed ambizioso, ed è altresì tipico di alcune analisi quantitative non sempre aderenti al vero. Quello che sicuramente cerchiamo di fare è proporre un modo di organizzare eventi che sia orizzontale, democratico e rispettoso nei confronti dell3 artist3 che si esibiscono, cercare di proporre eventi in spazi non per forza convenzionali e non per ultimo interrogarci e aprire un campo di dialogo su temi per noi importanti, applicati sul territorio che abitiamo, in modo da creare uno spazio di confronto con realtà torinesi e non, cercando un stimolo per noi e chi partecipa.

L’anno scorso a Spazio 211 uno dei talk si interrogava sulla possibilità di rendere effettivamente sostenibili progetti culturali dal basso mantenendo la spontaneità, e tra gli ospiti c’erano anche la web radio con base a Lione LYL e il Drugstore, forse Il Club di riferimento della scena musicale di Belgrado. I punti di vista messi in campo erano differenti ed è stato molto bello vedere che il tutto è sforato ben oltre il tempo a disposizione, creando dialoghi tête-à-tête sul tema anche durante il resto dell’evento. Abbiamo bisogno di uscire dal nostro orto, comunicare e mantenere una visione panoramica che ci permetta di metterci in discussione in un ambiente inclusivo e sano.



Il contributo di NFF all’identità culturale del territorio risiede nell’aver creato negli anni uno spazio di espressione per giovani artisti locali e al contempo aver coltivato una comunità di persone.


Per molt3 giovani artist3 locali l’esibizione all’interno del festival ha rappresentato un’occasione di crescita permettendo loro di confrontarsi con nuovi pubblici e di conoscere altri artist3 e persone attive nel settore culturale, contribuendo in alcuni casi a creare ulteriori occasioni di crescita artistica. Pensiamo ad esempio a Matteo Martino, a cui nel 2015 quando aveva 25 anni è stata commissionata da NFF una collaborazione con Luca Garino, artista e compositore torinese attivo dal 1996. Tra i due è nata un’amicizia e nel 2021 è stato lo stesso Luca Garino a proporre all’interno della programmazione del festival la creazione di una pièce ex novo coinvolgendo Francesco Cavaliere come autore e Matteo Martino come performer. La collaborazione ha portato alla nascita di un’opera che è poi stata messa in scena in altri festival italiani. Nel 2021 è stata pubblicata la prima opera di Matteo Martino sull’etichetta Canti Magnetici con la quale Luca Garino aveva già collaborato in passato.

Dietro a NFF c’è l’associazione che gestisce la radio online RBL Torino, composta da un gruppo di persone appassionate di musica che nel festival ha trovato un’occasione di incontro e di crescita: partecipando in modo più o meno attivo all’organizzazione di NFF questo gruppo ha sviluppato nel tempo un senso di appartenenza a una comunità, fortemente radicata sul territorio, all’interno della quale sono nate amicizie, collaborazioni artistiche e professionali.



ENG VERSION


In the world of culture and entertainment, independent festivals represent a vital force emerging from the grassroots of society. They are the manifestation of authentic art and creativity, fueled by a shared passion for music, art, literature and more.


In this context, we are pleased to introduce an interesting conversation on the sustainability and cultural identity of independent festivals.


For the past several months, the CULTO collective and association and the Non Frequencies association have been conducting a spontaneous dialogue, exploring the challenges and opportunities faced by independent festivals that arise spontaneously from below. Both share a common vision based on ethical principles, but they know that the road to sustainability and positive impact on the community is not always smooth.


In the coming days, Turin will be the stage for two significant events: the third edition of CULTO and the 11th edition of NFF (Non Frequencies), which fully embody the essence of independent festivals.


But what does it really mean to be an independent festival in an age when cultural and social dynamics are constantly changing?


This article is an invitation to explore with us the deep reflections that emerge from this conversation. We will discover together what ethical principles guide these festivals, how they promote environmental and social sustainability, and how they contribute to the cultural identity of the places in which they operate.


We will dive into the beating heart of a movement that never stops evolving, facing obstacles and opening new horizons.


1. What are the basic ethical principles that guide your independent festival and how do they translate into your daily actions and decisions?


CULTO was born as a self-produced project, out of the need of a group of people to bring together within a unique moment reflections and new possibilities around the world of the experience-party and the night, which inevitably touches also that of publishing, performing and installation arts, communication, photography, summarizing: its related practices. At the beginning of 2021 we were very provat3ed by the pause that the pandemic had imposed on us, and wondering what would come next, how to restart, it was spontaneous as a group of amic3s fond of these issues and electronic music to create a project of investigation of this kind: a research that starts from the bottom, in which following a kind of ethnography we first tried to read ourselves inside and understand if these instances could be shared by a wider group of people.


Since the first edition, our goal has been the attempt to give voice to a shared imaginary capable of restoring to the sphere of clubbing its role as a social glue, a factor of union and sharing among people who also come from different educational, work and cultural experiences; hence also the decision to use the term clubbing purposely asterisked within our payoff, so as to question and focus attention on the use of the term, on how much this practice is still linked today to the club place and, at the same time, to denounce how much this phenomenon is increasingly ignored or stigmatized by politics, and by society and institutions. By fostering a bottom-up participation through dialogues and talks on issues concerning the transformations of the scene, our constant concern is to put the issue of inclusiveness and horizontal usability first.


The NFF was established 11 years ago as a celebratory event of Radio Banda Larga, a community radio station (now based at the Valentino Embarcino) that uses the medium of frequencies as a place to meet and discuss in order to support social and cultural promotion activities based on the

principles of integration and freedom of expression. In this sense, the 'Non Frequencies' become the other, non-manifest, subtle space where in a spontaneous way can be cultivated thanks to radio the energies and fantasies that will then have a way to emerge during the days of the festival. The NFF is therefore a mutable organism sensitive to changes in the territory, spaces and people, which moves thanks to a network (and especially a sub-network) of contacts and collaborations, which form the so-called 'community', the lung of this organism. The festival's participations can therefore arise from a coffee at Imbarchino as well as from new discoveries during the journey of some of the organizers or again thanks to the attunement and resonance with other similar organisms, inhabitants of the Italian and European non-frequencies. Participatory, deep and active listening is surely the foundational basis of the festival.


2. How does your festival promote sustainability, both environmentally and socially, and what challenges have you faced along the way to achieve these goals?


As a bottom-up reality, we have not yet been able to find a sustainable and effective way for us to develop the festival in environmentally ethical terms: for the time being, we have chosen not to collaborate with sponsors and realities that are not attentive to these issues, imagining in the future-hopefully, as near as possible-to implement strategies that go more and more in this direction.

On the other hand, from the point of view of social sustainability, we have always worked with a view to creating a heterogeneous festival with a wider fruition: in terms of artistic direction, involving as much as possible artist3 and realities in the city and on the national territory from various underground music and cultural scenes in a broader sense (this year Giesse, Big Hands, Francesca Heart, Sister Effect, Flavia Buttinelli, Agostino and photographer Chiara Fossati but also international artist3 such as Diamin, Phuong-Dan, Space Drum Meditation, Dame Area) in terms of accessibility by keeping the festival admission costs low and prices popular for food and beverage. Through the talks we have opened and continue to open dialogues on issues that are sensitive and relevant to us regarding the context we address: this year we will focus on the evolution of substance use in collective contexts, how this process influences the environment inside and outside the dancefloor and the importance of self-management in these contexts demonized by mainstream media, but also on the need to find more and more new spaces for the community, not only in the world of nightlife, questioning what can be the new processes of organizing cultural events from below and sharing between associational realities and collectives.


In order to bring these issues to a factual level, we decided to favor partnership processes with city realities that go in the same direction as ours, and given the fundamental need to convey the party space as a dimension that should be a place of care, safety and all3, we developed a dancefloor care and harm reduction service during the nightly event thanks to the support of the local realities of P.I.N and Neutravel.


Throughout the years, the festival has taken on different forms and modes of performance, thanks to its flexibility it has always tried to represent an artistic and cultural reference point for the city, and because of this nature it has always maintained an attentive, critical and curious gaze towards urban dynamics, which we believe is an indispensable prerogative if we want to talk about sustainability (in this case social) in concrete terms. The period of the pandemic was certainly a decisive moment: faced with the difficulties of the context, there festival, in order to survive, had to break down and recompose itself with new formulas more attentive to the intimacy, closeness, and empathy of the people, who at that moment needed an experience that was more therapeutic than entertainment. The NFF at that time tried to re-tune, reducing the scope of the event but still keeping the sense of community compact. After the 2020 and 2021 editions, the festival embarked on a gradual process of expansion, new looks beyond confinement. We believe that sustainability is the side effect of a series of processes that make people feel welcomed in a space free of fears and (pre)-judgments, and I would say that this is the main mission of the festival: to remain dynamic (in the search for artistx, spaces and moments, with of course all the difficulties involved) to ensure the constant presence of a free space, in the broadest possible sense.


3. What common goals do you share with other similar organizations in promoting independent culture? How do you collaborate with other organizations or festivals to achieve these goals?


Last year's edition focused on the theme of the "network" as a cultural interconnection and the elements that regulate it, which from below carve out their own space, primarily involving collectives, labels, artists3 who from the province and the large urban center push authentic and personal dimensions of musical culture. We believe that one of the fundamental needs for all3 and particularly for those who live and operate in large urban contexts is, with all the difficulties that already follow in social and economic terms, to internalize a relationship of mutual support in the construction of a city's cultural scene, which in order to be healthy and stimulating must have a diverse offer.

To do this, it is essential to communicate with other realities that are in the territory, including interregional ones. Sharing of knowledge and intentions, seeking dialogue and encounter, are goals we pursue: in these 2 and a half years we have collaborated and involved in our activities independent or unconventional spaces, artist run-spaces (Muchomas! Bastion, Imbarchino, Spazio 211 - to whom we express all our solidarity after the recent events), webradios (Rbl, Lyl Radio, Radio Raheem), labels and collectives (Amphibia, Biodiversity Records, Chierichetti Editore, Dappertutto, Details Sound, Gang Of Ducks, Graft, Dissidanza, Karaoke, Land Of Dance, Maple Death, Salgari, Paynomindtous, Pho Bho, Ous, Salgari, SuperSento, Transcendanza, XCPT) and other festivals in the city area (TOdays and Seeyousound). Just this year we curated a talk for TOdays, putting in dialogue on futuristic paths for the diffusion of electronic music 3 realities that deal with cultural production and promotion (Martin Pas, Almare and Sintetica) and we participated in the Mover La Movida table, a participatory workshop realized by FULL, which involved some realities active on the territory together with the city of Turin, on the issues of city nightlife with the aim of reasoning collectively about urban night and possible sustainable development strategies.


We believe that one of the goals that NFF shares with other sister realities is that of social rehabilitation to the 'party' situation: while on the one hand the phenomenon of crisis concerns the lack of spaces, lack of funds, lack of generic support from institutions, on the other hand there is the impression that the crisis also concerns the people themselves, the way they feel, the way they participate, the way they show curiosity and the way they enjoy the party. The idea of an 'underground', 'independent', 'experimental' movement or whatever, can only survive if it is supported from below with enthusiasm and participation, outside the logic of consumption: the challenge is therefore about creating a solid, interesting, provocative proposal that keeps the attention of those who participate in the cultural life of the city, which is why collaborations become essential to enhance the level of the proposal, even more so if we are talking about inter-disciplinary collaborations, which together can cover a broader spectrum of artistic vision, and facilitate the audience in the immersion of a densely alternative movement.


4. What specific challenges face independent festivals and bottom-up cultural entities today, and how do you believe these challenges can be overcome or mitigated?

Definitely the lack of shared know-how and the difficulty as a small entity to have easy access to calls and grants. After the first edition, we decided to create an association so as to formalize intentionalities. As a nonprofit association the proceeds are totally reinvested to promote the cultural activity of the association itself, each3 of us (we are 13 founding members3) has been working for two and a half years for free for the association, to which we have tried to give a structure as horizontal as possible. Of course it is very difficult, as an independent festival, to survive without the support of external funds, and very often it is complex to combine our work as singol3 with association activity. In spite of this we are trying to hold on and intensify our activity, setting new goals from year to year and trying to achieve new identities compatible with our vision. CULTO was born from the bottom but at the same time the idea is to get out of the safe/designed and often denigrated space that competes our sector, trying to open a dialogue with realities that do not necessarily know the world of clubbing but with which to attempt a positive and mutual sharing.

Without mincing words, the biggest challenge concerns the big issue of all time: money. Money that very often is not only a source of concern for the sustainability of the independent festival, but also often a reason for conflict inside and outside the organization itself. Turin is a city that, like so many others in Europe, is undergoing a serious process of gentrification, a process that in order to want to jeopardize the life of all that is independent, therefore non-compliant, non-controllable, in the name of safety and decorum. Culture is thus being normalized, as are social spaces and proposals, leaving out in no uncertain terms anything that does not (by choice) fit into the grand redevelopment project. This makes critical the organizational aspect of a festival that, as an independent, on the one hand rejects the logic of sponsors and funding, and on the other no longer has sufficient resources to cover production costs. An attempt at an effective response to this great challenge could be the confrontation and collaboration between realities of the same nature, the strength of the movement, which, however, due to ideologies, ranging from the most radical to the most conforming to the entertainment industry, is often weakened and fractious. We therefore find ourselves not only 'us' against 'them,' but also 'us' against 'us,' facing a seemingly unstoppable process of clearing, cleaning and 'commodification' of entertainment. We believe it is important to recognize that individual needs (of individuals and organizations) can never become collective, generalized (they would not be individual otherwise), and from this view we should re-consciousness the movement, so that the self-sustenance of independent festivals does not become just a utopia


5. How does your festival contribute to the cultural identity of the area in which it takes place? Can you share some significant experiences that demonstrate the positive impact you have had on the local community?


CULTO is composed solely of people who live in Turin. Although this was not a statutory desire, or a limitation we imposed on ourselves, it is evident how deeply our project is connected to the city in which we live and move. Many of us are DJs, musicians, organizers and/or lavorator3 in the world of culture and communication, and already individually we try to inhabit our city, which is as rich in stimuli as it is in difficulties and contradictions, as best we can. To say by ourselves how we develop a positive impact is complex and ambitious, and it is also typical of some quantitative analyses that do not always adhere to the truth. What we certainly try to do is to propose a way of organizing events that is horizontal, democratic and respectful towards the3 artists3 performing, to try to propose events in spaces that are not necessarily conventional, and last but not least to question ourselves and open a field of dialogue on issues that are important to us, applied to the territory we inhabit, so as to create a space of confrontation with realities from Turin and beyond, seeking a stimulus for us and those who participate.

Last year at Spazio 211 one of the talks questioned the possibility of making grassroots cultural projects effectively sustainable while maintaining spontaneity, and guests included Lyon-based web radio station LYL and Drugstore, perhaps The Club of Reference for the Belgrade music scene. The points of view brought to the table were different and it was very nice to see that it all overflowed far beyond the allotted time, creating tête-à-tête dialogues on the topic even during the rest of the event. We need to get out of our own backyard, communicate and maintain a panoramic view that allows us to challenge ourselves in an inclusive and healthy environment.

NFF's contribution to the cultural identity of the area lies in having created a space of expression for young local artists over the years while cultivating a community of people.

For many3 young local artist3s, performing within the festival has been an opportunity for growth by allowing them to engage with new audiences and meet other artist3s and people active in the cultural sector, contributing in some cases to further opportunities for artistic growth. Consider, for example, Matteo Martino, who in 2015 when he was 25 years old was commissioned by NFF to collaborate with Luca Garino, an artist and composer from Turin who has been active since 1996. A friendship was born between the two, and in 2021 it was Luca Garino himself who proposed within the festival's programming the creation of a pièce ex novo involving Francesco Cavaliere as author and Matteo Martino as performer. The collaboration led to the creation of a work that was later staged at other Italian festivals. In 2021 Matteo Martino's first work was published on the Canti Magnetici label, with which Luca Garino had collaborated in the past.

Behind NFF is the association that runs the online radio RBL Torino, composed of a group of people passionate about music who have found in the festival an opportunity to meet and grow: by participating more or less actively in the organization of NFF this group has developed over time a sense of belonging to a community, strongly rooted in the territory, within which friendships, artistic and professional collaborations have been born.






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