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COWBOY CONNECTIONS

Lo stile western passa attraverso l’arte, il cinema, la moda, il sesso e la musica, alimentando stereotipi.

Da quando la Queen B ha lanciato il secondo capitolo della sua trilogia “Renaissance”, pare che non si parli d’altro che del cosiddetto cowboy core, ovvero il trend estetico, artistico, cinematografico e ora anche musicale, ispirato ai vaccari del Far West.


Ma diciamoci la verità: non serviva Beyoncé per rendere mainstream uno stile che da decenni è fonte ispirazionale per moltissime forme d’arte e che strizza ovviamente l’occhio al mondo queer. L’estetica omoerotica si è nutrita, anzi, ha letteralmente succhiato per moltissimo tempo tutto ciò che poteva dal mondo dei cowboy, elevandoli a tal  punto da renderli vere e proprie icone di rappresentanza dell’intera comunità LGBTQIA+. Basti pensare che, quando l’anno scorso fu presentato al Festival di Cannes il cortometraggio “Strange Way of Life” di Pedro Almodóvar, la critica capì subito che si trattava di un capolavoro del genere yeehaw. Ciò che inizia come un incontro sessuale nell'estate del 1963, si trasforma in una profonda storia romantica che attraversa i decenni, le distanze e i matrimoni, prima di finire in qualcosa che forse ci si aspetta. Ma anche altre pellicole si sono rivelate successi e addirittura blockbusters, come “Il potere del cane” di Jane Campion (2021) o “I segreti di Brokeback Mountain” di Ang Lee (2005). Quest’ultimo diventò un vero e proprio manifesto per la gay community, permettendo a coloro per cui il coming out è stato o è tuttora un’impresa difficile e talvolta impossibile, di identificarsi nei due protagonisti del film, sebbene alla fine rimangano intrappolati in un modello sociale convenzionale.

Strange Way Of Life, Pedro Almodóvar, 2003
Pedro Pascal & Ethan Hawke, Strange Way Of Life, Pedro Almodóvar, 2003
Heath Ledger & Jake Gyllenhaal, Brokeback Mountain, Ang Lee, 2005
Heath Ledger & Jake Gyllenhaal, Brokeback Mountain, Ang Lee, 2005

Il cowboy, specialmente nella cultura americana, dove poi è nato, ha il ruolo di rappresentante del maschio alpha di potere, eterosessuale, tendenzialmente bianco. Sono moltissime le espressioni artistiche in cui il mandriano delle pianure dell’entroterra americano incarna tutti questi valori patriarcali. 


Ma tanto più è solido lo stereotipo del cowboy, tanto più la sua rappresentazione in chiave queer sarà necessaria per scardinare questi stessi valori.


Pioniere dell’estetica dello “stallone macho” fu proprio l’americano George Quaintance, in un periodo storico in cui era meglio velare la propria omosessualità per non incorrere in persecuzioni legali. Nonostante abbia adattato la sua vita ad un matrimonio di copertura, i suoi quadri ritraggono uomini muscolosi, seminudi, flamboyant, con jeans attillati e capelli impomatati: il primo step verso la definizione di un sogno erotico tutto maschile, che stava prendendo lentamente piede nel sottobosco della società perbenista americana.



Dai quadri ammiccanti di Quaintance al porno, il passo è veramente breve. Oltreoceano, infatti, a metà del secolo scorso, Touko Valio Laaksonen conosciuto in tutto il mondo come Tom of Finland, iniziò la sua carriera di illustratore influenzando permanentemente la cultura e l’estetica omoerotica. I protagonisti delle sue raccolte erano muscolosissimi cowboy, poliziotti, biker e marinai dotati di peni fuori misura. Le loro mirabolanti avventure sessuali fecero da apripista alla definizione ufficiale del "queer cowboy", che contribuì inevitabilmente ai succosi prodotti dell’industria cinematografica del porno. Dai capolavori degli anni Settanta e Ottanta che vedevano protagonisti gli hunk John Holmes e Jeff Stryker (i cui peni hanno dato forma a dildo best-seller), per poi passare a lungometraggi come “Hard as Wood”, della casa di produzione Raging Stallion dei primi anni Duemila, fino al recentissimo film della Men.com, il cui titolo è ispirato alla pellicola di Gus Van Sant ovvero “Even Cowboys Get Blue Balls”.


L’iconografia del cowboy si stava facendo sempre più definita e gli elementi che la contraddistinguevano cominciarono piano piano a diventare mainstream e a comparire sulle passerelle, nei film e soprattutto indosso ad artisti e cantanti.


Al di là dei celebri look di Madonna in “Don’t Tell Me” o da quelli indossati da Mary J. Blige in moltissime occasioni, il mondo della musica rispolvera di tanto in tanto lo stile western tanto amato e consolidato nella società. Kid Rock è forse il portavoce più autorevole di un’estetica che non è un trend, ma un’identità. L’ex marito di Pamela Anderson deve il suo successo all’onda mainstream del rap rock, che lo ha poi convertito in un country rock di cui poi è l’artista più rilevante. Inoltre Kid Rock fu uno dei primi a sperimentare il country rap, che influenzò non poco la canzone “Old Town Road” (2018) di Lil Nas X, che nel video e nei red carpet ha adottato il gusto cowboy core in chiave ovviamente queer (nello specifico power bottom). Nel 2019 la canzone del rapper afroamericano è stata rieditata in un remix insieme a Billy Ray Cyrus, che a sua volta è uno dei più importanti cowboy da palcoscenico.


Mary J. Blige, dynamic diva
Mary J. Blige, dynamic diva
Lil Nas X, Old Town Boy videoclip
Lil Nas X, Old Town Boy videoclip
Billy Ray Cyrus
Billy Ray Cyrus

Senz’altro il mondo Western, così carico di riferimenti culturali ma soprattutto stilistici, come il cappello a falde larghe, stivali appuntiti e frange sulle giacche di pelle, è passato dall’essere un’ispirazione al diventare uno stile di vita, e da uno stile di vita ad un vero e proprio stereotipo.


Il cantante sudafricano Orville Peck è attualmente forse l’esempio vivente di cowboy 4.0. Oltre che per la musica country ispirata a Dolly Parton e Johnny Cash, con un tocco di Lana Del Rey, i look di Peck sono una rivisitazione vagamente fetish dello stile Western, ed è caratterizzato da una maschera nera frangiata, come una versione yeehaw della nostrana Myss Keta. I riferimenti estetici infatti vanno dai più classici, come texani e cappello, fino a quelli più ricercati, come l’intro del video della sua canzone “Hope To Die” (2019), in cui si può riconoscere la personificazione dell’iconica “Two Cowboys T-shirt” di Vivienne Westwood del 1974-75, custodita attualmente al MET di New York. L’illustrazione a sua volta era stata disegnata dal fotografo Jim French, uno dei massimi esponenti della fotografia omoerotica, nonché fondatore nel 1967 dalla casa di produzione porno gay “Colt Studio”.

Orville Peck
Orville Peck

Ma nel 2024, l’ondata cowboy core sembra non arrestarsi e sebbene esistano brand che hanno fatto di questa estetica il loro DNA, come Dsquared2, molti altri casi sembrano cavalcare (o forse dovrei dire sfruttare) questo trend. Parlo ovviamente della collezione di Louis Vuitton autunno inverno 2024 disegnata da Pharrell, che molto saggiamente, a chi urla al crimine di cultural appropriation, risponde che l’immagine del cowboy di oggi vive di stereotipi e che questa collezione serve proprio a disarcionarli. 

Che poi, è anche un po’ quello che sta facendo Beyoncè con “Cowboy Carter”...



Copy editing Conzuelo Fogante  Translation Leonardo Carsetti




ENGLISH VERSION


COWBOY CONNECTIONS


Western style meets art, cinema, fashion, sex and music, feeding stereotypes


Ever since Queen B launched the second chapter of her "Renaissance" trilogy, it seems that everyone is talking about the so-called cowboy core—this aesthetic, artistic, cinematic, and now musical trend inspired by the cowboys of the Wild West.

But let's be honest: Beyoncé wasn't needed to make mainstream a style that has been an inspiration for many art forms for decades, and which naturally nods to the queer world. The homoerotic aesthetic has long drawn from and elevated elements of cowboy culture, turning them into icons representing the LGBTQIA+ community. Last year, when Pedro Almodóvar premiered his short film "Strange Way of Life'' at the Cannes Film Festival, critics immediately recognized it as a masterpiece of the yeehaw genre. What starts as a sexual encounter in the summer of 1963 evolves into a profound romantic story spanning decades, distances, and marriages, ultimately ending in an unexpected place. Other films like Jane Campion's "The Power of the Dog'' (2021) and Ang Lee's "Brokeback Mountain" (2005) have also become successes and even blockbusters. The latter became a manifesto for the gay community, providing a way for those, struggling with coming out, to identify with characters, even though in the end they remain trapped in a conventional social pattern.

In American culture, especially where it originated, the cowboy embodies the alpha male—powerful, heterosexual, typically white. Many artistic expressions portray the cowboy of the American heartland embodying these patriarchal values.

The more entrenched the cowboy stereotype, the more necessary its queer representation becomes to challenge these values.

A pioneer of the "macho stud" aesthetic was American artist George Quaintance, who worked during a time when it was safer to conceal one's homosexuality to avoid legal persecution. Despite living a cover marriage, his paintings depicted muscular, semi-nude, flamboyant men in tight jeans and slicked-back hair. This was a first step towards defining an all-male erotic fantasy that slowly gained ground beneath the surface of conservative American society.

From Quaintance's suggestive paintings to pornography is a short leap. Across the ocean in the mid-20th century, Touko Valio Laaksonen, known worldwide as Tom of Finland, began his career as an illustrator, permanently influencing homoerotic culture and aesthetics. His collections featured muscular cowboys, police officers, bikers, and sailors with exaggerated genitalia, leading the way to the official definition of the "queer cowboy" and inevitably influencing the adult film industry. From the masterpieces of the '70s and '80s starring hunks like John Holmes and Jeff Stryker (there are realistic dildo molds of their genitalia) to films like "Hard as Wood" from Raging Stallion Productions in the early 2000s, to the recent Men.com film inspired by Gus Van Sant's "Even Cowgirls Get Blues," aptly titled "Even Cowboys Get Blue Balls."

The cowboy iconography has become more defined, and its elements have slowly entered mainstream culture, appearing on runways, in films, and notably worn by artists and musicians.

Beyond Madonna's iconic looks in "Don't Tell Me" or those worn by Mary J. Blige, the music industry occasionally revisits the beloved and established Western style. Kid Rock perhaps embodies this aesthetic most authentically. The ex-husband of Pamela Anderson found success in mainstream rap-rock, transitioning to country rock and becoming a prominent artist in that genre. Kid Rock was also among the first to experiment with country rap, influencing songs like Lil Nas X's "Old Town Road" (2018). In the song's video and on red carpets, Lil Nas X adopts cowboy-core with a queer twist (specifically, as a power bottom). In 2019, the rapper's song was remixed with Billy Ray Cyrus, himself a prominent stage cowboy.

The Western world, rich in cultural and stylistic references like wide-brimmed hats, pointed boots, and leather fringes, has evolved from inspiration to lifestyle and from lifestyle to stereotype.

South African singer Orville Peck embodies the modern cowboy. Apart from his country music inspired by Dolly Parton and Johnny Cash with a hint of Lana Del Rey, Peck's looks are a slightly fetishized reinterpretation of Western style, characterized by a fringed black mask—a yeehaw version of Myss Keta. His aesthetic references range from classic Texan wear to sophisticated details like the introduction in his video for "Hope To Die" (2019), featuring Vivienne Westwood's iconic "Two Cowboys T-shirt" from 1974-75, now housed in New York's Metropolitan Museum of Art. The illustration was originally drawn by photographer Jim French, a leading figure in homoerotic photography and founder of the gay adult film studio "Colt Studio" in 1967.

In 2024, the cowboy core trend shows no signs of stopping. While brands like Dsquared2 have integrated this aesthetic into their DNA, others seem to ride (or should I say capitalize on) this trend. Louis Vuitton's Fall/Winter 2024 collection designed by Pharrell cleverly responds to accusations of cultural appropriation, stating that today's cowboy image is steeped in stereotypes, and this collection aims to challenge them.

In the end, this is what Beyoncé is doing with "Cowboy Carter"...



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