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BALENCIAGA: triste storia di una censura ipocrita

Updated: Feb 23, 2023

ad Aldo


Un noto comico inglese una volta disse: “just because you're offended, doesn't mean you're right.” - solo perché ti senti offeso, non significa che hai ragione. Durante la sua carriera Ricky Gervais ha rielaborato spesso questo concetto, arrivando perfino a dire che le persone intelligenti non si offendono. Ovviamente il suo discorso è legato alla sfera comedy, alla quale Gervais fa riferimento e, in particolar modo, alle sue battute.


Sono sempre stata d'accordo con lui e, con il passare del tempo, ho iniziato a pensare che questo concetto potesse essere applicato a quasi tutti gli aspetti della nostra cultura. Ad esempio, finito di vedere “La Casa di Jack”, avrei potuto sentirmi offesa dal modo in cui Trier aveva messo in scena quell'orrore eppure, ne sono rimasta estasiata. O quando per la prima volta mi sono trovata davanti al “Cane interrato nella rena”: la reazione normale sarebbe stata quella di oppormi all'oblio in cui mi stava trascinando Goya e di sentirmi profondamente contrariata da un tale scombussolamento d’animo eppure, tutt'ora, lo ringrazio per le sue meravigliose Pinturas negras.


Avevo deciso quindi di aggiungere un tassello al pensiero di Gervais: le persone intelligenti non si offendono, analizzano. Ovviamente l'uso del verbo analizzare è del tutto arbitrario ma funzionale. L'analisi non esclude il sentire, lo precede soltanto, ed è la fase più importante dello sviluppo della nostra percezione.


L'arte perturbante è sempre stata al centro di un acceso dibattito e la moda, ça va sans dire, non fa eccezione. Basti soltanto pensare agli editoriali rivoluzionari che Franca Sozzani ha realizzato per Vogue Italia durante il corso della sua lunghissima carriera: dalla chirurgia estetica alla violenza domestica, la moda aveva iniziato a servire un messaggio più grande, che raccontava l'uomo e la donna del nostro tempo in maniera sottile e senza censure.


Il caso Balenciaga, ormai forse già divorato e dimenticato dalla tribuna mediatica, ha segnato l'ultima tappa di questo dibattito. È una storia che ormai più o meno tutti conosciamo: a fine novembre dello scorso anno sono uscite le foto promozionali di Objects, l’ultima proposta di accessori del brand, ritirate subito dopo a causa delle feroci critiche. Quella di Gabriele Galimberti, il fotografo chiamato da Balenciaga a realizzare gli scatti, è una vera e propria “vivisezione” della foto, coerente con lo stile che lo ha reso celebre: oggetti destinati alla casa e alla persona adagiati al suolo, accuratamente sistemati, e in piedi, al centro della stanza, il padrone della scena: un bambino. La primissima impressione è che la presenza di quella figura fanciullesca capovolga la natura intrinseca di quegli oggetti (appartenenti soltanto alla dimensione adulta) addolcendoli e trasformandoli in veri e propri giocattoli.

BALENCIAGA - Objects ADV Campaign - ph. Gabriele Galimberti
BALENCIAGA - 'Objects' ADV - ph. Gabriele Galimberti

Ovviamente non ci si può aspettare che quelli di Balenciaga siano semplici oggetti. Tra gli articoli per la casa si intravedono alcuni accessori che richiamano il mondo BDSM e quindi borchie, pelle, rete, chokers e – oggetto delle critiche più feroci – borsette a forma di orsacchiotto fetish. L'errore imperdonabile di Balenciaga, secondo i più, è stato proprio questo: l'aver associato i bambini, simbolo di purezza e innocenza, a un'attività non solo adulta (e quindi già di per sé sozza e corrotta) ma anche sessuale (e ancora socialmente stigmatizzata).

L'accusa, pesantissima, è quella di istigazione alla pedofilia.


Anche non volendo tener conto della recente normalizzazione dello stile bondage, andato ad inserirsi sempre di più nella cultura di massa come appunto uno “stile” e non come pratica sessuale (nella moda, soprattutto, fino ad arrivare a bambole-sirene per bambine che indossano chokers e harness glitterati) – è impossibile non chiedersi fino a che punto l’arte, qualunque cosa essa rappresenti e sotto ogni possibile forma, possa essere censurata (perché di censura stiamo parlando) in nome di un becero perbenismo che strizza l’occhio a comportamenti ben più immorali.


La rappresentazione dei bambini in contesti e in atteggiamenti ambigui ha da sempre suscitato sconcerto. Il concetto che l’infante o il fanciullo siano figure quasi edeniche viene da lontano e ci ha istruito in tal senso fino ad oggi: il bambino non è un piccolo essere umano ma soltanto la sua forma non corrotta e libera dal peccato; non è possibile pensare diversamente e non se ne vuole discutere in questa sede. Ma anche l’arte, forma massima di espressione umana che dissotterra e rimescola sentimenti atavici e oscuri dell’animo umano, deve necessariamente seguire questo canone? Tantissimi artisti si sono serviti dei bambini nelle loro opere e altrettanti sono stati quelli ghigliottinati da una censura (anche) retroattiva. Dalle modelle minorenni di Balthus e Gauguin ai bambini impiccati di Maurizio Cattelan, i piccoli andavano protetti e le opere bruciate.


Balenciaga si aggiunge all’interminabile lista dei fallimenti della libertà di espressione e non sapremo mai qual era il vero significato dietro a quegli scatti (ammesso e non concesso che ce ne sia uno), nonostante mi piaccia pensare che quel bambino al centro della stanza altro non sia che oggetto tra gli oggetti, inteso come critica però e non come istigazione; le teorie del complotto le lasciamo a TikTok.


Non si sta cercando di trovare una spiegazione alla scelta di Balenciaga (l'arte non andrebbe mai “spiegata”) né tanto meno di giustificarla. Il seme del dubbio è ormai instillato e le critiche hanno aperto la strada a una questione ben più grande della campagna in sé, svelando una fragile ipocrisia che non tiene minimamente conto della reale sessualizzazione dei bambini.


L'accusa di istigazione alla pedofilia è debole e trova ragion d'essere solo sul primo piano di lettura, e forse neanche lì: i bambini non hanno nessun atteggiamento ambiguo anzi, in alcuni casi sorridono e questo non fa altro che riflettere la spontaneità degli scatti – ambigua è soltanto la nostra percezione. Non riusciamo a superare quel piano, ci fermiamo in superficie. Andando appena più a fondo ci renderemmo conto che l'istigazione alla pedofilia si nasconde in atteggiamenti inconsapevoli ma assimilati che fanno parte della vita di tutti i giorni e che ci hanno addomesticato come un esercito di cani di Pavlov. Primo esempio fra tutti, il fenomeno dei bambini influencer.


Le pagine social di quelle bambine (nella maggior parte dei casi non superano i 10 anni) sono coerenti con la nostra idea di “vetrina personale” e sembrerebbero non nascondere atteggiamenti ambigui o illegali (i profili sono gestiti dai genitori che hanno l’età legale per farlo); eppure è impossibile non chiedersi alla mercé di chi siano questi profili (pubblici) e quali saranno, perché ce ne saranno, le conseguenze a lungo termine.


In quale misura i bambini sono “intoccabili”? Solo quando ci somigliano nei connotati umani che definiamo arbitrariamente positivi e accettabili? Solo quando “sopportiamo” la vista di ciò che stiamo vedendo? Se così fosse, la nostra campagna “Oggetti”, non dovrebbe suscitare altro che empatia e serenità.


Spoiler: non accadrà.


“La realtà che vediamo in questi giorni in tv supera di molto quella dell’opera. E quei bambini hanno gli occhi aperti: un invito a interrogarsi”. Maurizio Cattelan



ENG VERS translation by Massimiliano Greghini



BALENCIAGA: a brief history of sad hypocrisy


A well-known English comedian once said, "just because you're offended, doesn't mean you're right.". Throughout his career Ricky Gervais has often come back to this concept, even going so far as to say that intelligent people do not actually get offended. Obviously, Gervais’ discourse relates strictly to the comedy world and to his jokes.


I have always agreed with him and, as time went on, I began to think that this philosophy could be applied to almost any aspect of our culture. For example, after watching "The House That Jack Built”, I could have been offended by the way Trier had depicted that horror and yet, I was ecstatic. Or when I first stood in front of "The Dog”, the normal reaction would have been to fight oblivion into which Goya was dragging me and to feel upset by such a mind-boggling experience and yet, to this day, I thank him for his wonderful Pinturas negras.

So I had decided to add a piece to the big puzzle that is Ricky Gervais' thought process: intelligent people do not take offense, they analyze. Of course, the use of the verb analyze is entirely arbitrary, but it has a functional meaning. Analysis does not exclude feeling, it only precedes it, and it is the most important stage in the development of our perception.


Disruptive art has always been at the center of heated debate, and fashion, ça va sans dire, is no exception. Just think of the groundbreaking editorials Franca Sozzani worked on for Vogue Italy during the course of her successful career: from cosmetic surgery to domestic violence, fashion had begun to provide a larger message, one that tells the man and woman of our time in a subtle yet uncensored way.


The Balenciaga affair, by now perhaps already devoured and forgotten by the media, marked the latest stage in this debate. It is a story we are more or less all familiar with by now: in late November last year, promotional photos of Objects, the brand's latest accessories offering, were released and withdrawn soon after due to fierce criticism. What was done by Gabriele Galimberti, the photographer called by Balenciaga to take the shots, is a real "vivisection" of the photo, consistent with the very style that has made him famous: objects intended for personal and home use lying on the ground, carefully arranged. Standing in the center of the room, the master of the scene: a child. The very first impression is that the presence of that childlike figure overturns the intrinsic nature of those objects (normally belonging only to the adult dimension) by softening them and turning them into real toys.


Of course, one cannot expect Balenciaga's to be simple objects. Among the housewares, it is easy to spot accessories that recall the BDSM world, such as studs, leather, nets, chokers and - the object of the fiercest criticism - teddy-bear fetish purses. Balenciaga's unforgivable mistake, according to most, was precisely this: having associated children, a symbol of purity and innocence, with an activity that not only belongs to the adult sphere (and therefore already filthy and corrupt in itself) but also to the sexual one (which is still socially stigmatized).


The extremely serious accusation is that of solicitation of minors.


Even if we do not want to take into account the recent normalization of the bondage style, which has found more and more place into mass culture as precisely a "style" and not as a sexual practice (in fashion, above all, up to and including mermaid dolls for little girls wearing chokers and glittered harnesses) - it is impossible not to wonder to what extent art, no matter what it represents and in what form, can be censored (because we are talking about censorship) in the name of a boorish respectability that does not disdain, however, far more immoral behavior.


The depiction of children in ambiguous contexts and behaviors has always been upsetting. The notion that the infant or child is an almost Edenic figure comes is ingrained into the collective consciousness and, up to this day, the teaching we receive from this notion is that the child is not just a little human being, but rather its uncorrupted and sin-free form; it is not possible to think otherwise and this is not the right moment or place to discuss this. The question is, should art, the highest form of human expression that unearths and rehashes atavistic and dark feelings of the human soul, also necessarily follow this canon? So many artists have made use of children in their works and just as many have been those guillotined by (also) retroactive censorship. From the underage models of Balthus and Gauguin to the hanged children of Maurizio Cattelan, the little ones had to be protected and the sacrilegious works burned.


Balenciaga joins the endless list of attacks to freedom of expression, and we will never know what the real meaning behind those shots was (assuming there was one), although I would like to think that that child in the center of the room is nothing but an object among objects, intended rather as criticism than as incitement; we leave conspiracy theories to TikTok.


This is not an attempt to find an explanation for Balenciaga's choice (art should never be "explained"), let alone to justify it. The seed of doubt has now been instilled, and the criticism has opened the door to a much larger issue than the campaign itself, revealing a fragile hypocrisy that does not take into account real sexualization of children.


The accusation of solicitation of minors is weak and does not have any reason to exist outside of a first, sloppy reading, and perhaps not even then: the children do not have an ambiguous attitude, in some cases they smile and this only reflects the spontaneity of the shots. The only thing that is ambiguous here, is our own perception. We cannot see what is beyond that first reading; we would rather stop and judge the book by its cover. If we were to dig a bit deeper, we would realize that the solicitation of minors is actually hidden in unconscious but assimilated attitudes that are part of everyday life and that have domesticated us, like an army of Pavlov's dogs. The first thing that comes into mind is the phenomenon of kid influencers.


The social media profiles of these children (often no older than 10 )are consistent with our idea of "personal showcase" and would seem to hide no ambiguous or illegal attitudes (the profiles are managed by parents who are of legal age); yet it is impossible not to wonder who is actually behind these profiles and what the long-term consequences will be, because, let us not delude ourselves, there will be consequences.


To what extent are children "untouchable"? Only when they resemble us in the human and humane traits we arbitrarily define as positive and acceptable? Only when we "endure" the sight of what we are seeing? If so, our "Objects" campaign should inspire nothing but empathy and serenity.


Spoiler alert: it will not.


“The reality we see on TV these days far exceeds that of the work. And those children have their eyes open: an invitation to question themselves”. Maurizio Cattelan



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