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AVVOCATI, GIORNALISTI, ASSICURATORI.IN CONVERSATION WITH: Riccardo Schirò e Camilla Belmonte


In una piovosa tarda mattinata Palermitana, la redazione di t-mag incontra Riccardo Schirò e Camilla Belmonte all’interno del mercato del Capo. Il paesaggio sonoro intorno a noi è tipico dei mercati rionali palermitani, che, nonostante il forte processo di turistificazione, mantiene un velo di autenticità e uno spirito che va al di fuori del tempo. Riccardo Schirò è un DJ e produttore difficile da etichettare. Si è confrontato con diversi generi di musica elettronica, mantenendo un’attitudine Punk. Nel 2016 ha fondato l’etichetta Gravity Graffiti e ha pubblicato 20 uscite in vinile, 50 DJ Mix ed un format d’eventi dal nome “Gravity Graffiti Night” che hanno avuto luogo in vari angoli del mondo. L’etichetta ha pubblicato musica di produttori di grande spessore come Soichi Terada, Marcello Napoletano e Dynamo Dreesen. Chiusa temporaneamente l’esperienza dell’etichetta, Riccardo è entrato come cantante nella band Post-Punk Volga. Ci sono vari aspetti della storia e della visione artistica di Riccardo che ci incuriosiscono. 


Come sei stato introdotto al mondo del Djing e della produzione?


Ho cominciato a fare il DJ a dodici anni, quando ho comprato una consolle con Danilo (Zurigo, altro DJ della crew Gravity Graffiti), non avevamo i soldi per comprare autonomamente l’attrezzatura, allora i papà compravano i Technics ai figli con le cambiali. Da bambino viaggiavo d’estate con i miei genitori, c’erano questi villaggi vacanze con delle discoteche. Stavo fino a tarda notte dietro le cabine a guardare i DJ, stavano lì indaffarati a mettere i dischi. Da quel momento il mio obiettivo non era comprare il motorino, o avere la paghetta per fare altre cose, il mio vero interesse era diventato comprare dei dischi e suonarli. Per quanto riguarda la produzione, avevo uno zio che conosceva diversi produttori degli anni ‘80 e degli anni ‘90, così ho iniziato a conoscere gli studi di registrazione. In seguito, ho avuto la fortuna di conoscere Dario Burgio, un carissimo amico molto bravo coi software, che mi ha introdotto al mondo di Ableton Live. Nonostante venissimo da due mondi diversi, lui dall’Hip Hop ed io dalla Techno e dall’House, abbiamo iniziato a produrre insieme. dopo questo primo approccio, ho iniziato a percorrere una strada personale.



Come sono cambiati i tuoi gusti musicali nel tuo percorso di crescita? 


Chi sfortunatamente ha una personalità artistica crea costantemente qualcosa. C’è questa poetica del vivere in cui si va a creare un proprio mondo e ci si taglia fuori da tutto il resto. Nell’atto stesso della creazione quotidiana si cambia il gusto, il gusto artistico è fatto di scelte e di prese di posizione. Criticare sé stessi e scartare quello che si è amato per conoscere cose nuove per me è fondamentale. Sono una persona che cambia idea costantemente, soprattutto nei gusti. Tutto questo però apre alla riscoperta dei gusti e degli amori passati che poi vengono messi sotto una nuova luce perché si è digerito e metabolizzato cose diverse.



Qual è ad esempio una band su cui ha cambiato radicalmente idea?


Gli Oasis, mi piacevano tantissimo da ragazzino e ora non li posso più ascoltare (ride)



Ci sono dei punti d’incontro tra il tuo percorso accademico in ambito filosofico e il tuo percorso creativo in ambito musicale?


Sì, ci sono ma ancora non li ho capiti. C’è quell’aspetto critico e metodico della filosofia che mi porto dietro nella musica. Ho studiato la teoria dell’analogia e della metafora e mi sono concentrato su autori come Hans Blumenberg. La letteratura che ho studiato in questo campo mi ha portato inconsapevolmente a guardare le analogie e le aree di famiglia che ci sono all’interno della musica.



Qual è la differenza concettuale tra i vari alias che utilizzi come DJ e produttore?


Ho iniziato da ragazzino con il mio vero nome. Crescendo, ho iniziato ad approcciarmi alla produzione e ho scelto il nome “Richeart”: perché credevo che aderisse di più all’House music americana che tanto mi piaceva mixare. Quando ho stretto dei legami con i ragazzi napoletani di Periodica Records, Whodamanny mi ha detto: Riccà, non sei americano, sei italiano, devi chiamarti con il nome tuo che è bellissimo”.  Quando ho iniziato confrontarmi con la musica Jazz-Funk e Italo Disco ho ricominciato a produrre con il mio vero nome. I risultati di questo periodo di collaborazione con Periodica Records hanno portato alla realizzazione di Aqua. C’è anche il mio progetto di Edits disco, dal nome “Rossella”: prende spunto da una delle mie zie che usa un linguaggio particolarmente colorito (ride). 

Un altro nome è DJ GG 42: il mio numero preferito. Me lo diedero da bambino quando giocavo a calcio, però non mi fecero entrare mai in campo (ride). 42 è anche il numero di uscite a cui auspicavo di arrivare con la mia etichetta.



Hai un metodo o un workflow preciso quando produci musica?

No, distruggo sempre per ricominciare da capo. Produco musica quando sento l’urgenza di farlo. In questo periodo però faccio tendenzialmente lunghe sessioni e realizzo tracce in poco tempo, poi mi fermo per mesi.



Nel centrino dell’undicesima uscita della tua etichetta (Sine Phase/Islands), c’è una scritta che recita “How can anyone know me when I don’t even know myself”, questa frase mi ha sempre colpito, potresti parlarne?

Metto dei messaggi e della citazioni in ogni uscita della mia etichetta, in questo caso è una citazione tratta dal testo di “Giant” dei The The, brano a cui sono particolarmente affezionato.



Insieme ad altri DJ hai organizzato delle “Gravity Graffiti Nights” in diverse parti del mondo, qual è il tuo più bel ricordo legato a questi eventi?


La seconda serata Gravity Graffiti Night, fatta in provincia di Firenze. L’abbiamo organizzata con l’aiuto della crew di Intro-spettiva, da quel giorno è nata una bella amicizia con Yoshinori Hayashi (DJ e produttore giapponese).





Quali sono le più grandi difficoltà che hai affrontato nella gestione della tua etichetta?


Principalmente stare dietro al mercato, i prezzi di produzione sono aumentati drasticamente. Un altro problema è che viviamo in un periodo in cui viene prodotta un’enorme quantità di musica che si copia, si autocopia e si disperde. L’ultimo aspetto risiede nella gestione di altri artisti che nutrono aspettative nei tuoi confronti, questo però non mi è pesato particolarmente perché nella mia etichetta ho avuto a che fare con degli amici.



Quali erano gli elementi caratterizzanti della linea editoriale di Gravity Graffiti?


Era la libertà assoluta, era la casa della libertà ancora prima di Berlusconi (ride). Però poi è diventata una cosa irreale ed irrealizzabile: si adattava poco alla realtà in cui viviamo. 


Quindi hai finito con le uscite di Gravity Graffiti?


Mai dire mai, per ora mi concentro di più sul mio percorso e a collaborare con altre etichette.



Negli ultimi anni Riccardo ha stretto un importante sodalizio artistico con Camilla Belmonte, il cui risultato è il progetto Vampirismo Sociale. Da questa proficua collaborazione è uscito un album omonimo e un format di eventi chiamato Telematica.  Anche Camilla è un’anima Punk ed è una figura di spessore della cultura “alternativa” palermitana. Percussionista nella band shoegaze Saint Mary Candy e DJ con il nome “Camilla B”. Nei suoi Dj set propone una selezione senza compromessi, mixando musica Post-Punk, New Wave ed EBM. 





Com’è nato il progetto “Vampirismo Sociale”?


C: Il nome è una protesta, riguarda la fame delle persone per il sociale.

R: Le persone che si nutrono degli altri tramite rapporti usa e getta.

C: Negli eventi non c’è la voglia di ascoltare musica, almeno, dove ci troviamo noi c’è sempre questo vampirismo sociale, questa sete di andare dove ci sono altre persone ma non di partecipare attivamente.

R: Io e Camilla veniamo da percorsi diversi, lei dal Post-Punk, L’EBM e la Darkwave ed io dall’House e la Techno. All’inizio è stato difficile fare conciliare le nostre due strade, abbiamo iniziato a fare dei DJ set che risultavano parecchio schizoidi, psicopatici.

C: Erano quasi un litigio.

R: Pian piano abbiamo trovato questa linea comune abbastanza vampiresca: oscura, ma allo stesso tempo scherzosa, non riesco a definirla meglio a parole. Con la pandemia è nato il disco omonimo, avevo appena smantellato il mio studio come faccio di solito e l’abbiamo realizzato con pochissimi strumenti. Abbiamo campionato varie voci provenienti da caverne e da sepolcri, a partire da questi campionamenti, ho aggiunto suoni “Drone”, “Field Recordings” e sperimentazioni Industrial.  Dalle sonorità del disco omonimo abbiamo iniziato con dei live set. Camilla è molto coraggiosa, anche più di me, era la spalla di cui avevo bisogno. Lei cura la parte ritmica delle improvvisazioni ed io la parte melodica.





I vostri Djset e Live set hanno avuto luogo in un format di eventi da voi creato, dal nome “Telematica”. Mi parlereste di questo format?


C: Spesso scelgo i nomi per assonanza e amo usare termini in italiano perché odio usare inglesismi finti accattivanti, c’è anche un aspetto concettuale dietro questo nome.

R: Il concetto della trasmissione, della comunicazione audiovisiva.  Vogliamo che questi eventi assumano una linea artistica legata alla connessione tra l’immagine e la voce.



Che tipo di effetto volete ottenere sul pubblico con questi live set?


R: L’idea è la sonorizzazione dell’immagine e allo stesso tempo una visualizzazione della musica, sono due cose che vivono e dialogano insieme.

C: Scegliamo temi diversi per ogni esibizione. Vogliamo cercare di toccare le persone nel profondo.

R: Parliamo di un flusso esperenziale che va affrontato senza preconcetti e senza aspettative. In futuro pensavamo di creare una jam, coinvolgendo altri musicisti.



Com’è cambiato il mondo del clubbing a Palermo dalla vostra adolescenza ad oggi?

C: Ho iniziato a frequentare l’ambiente del clubbing dalla maggiore età, prima frequentavo perlopiù la scena punk hardcore negli squat. Un bel ricordo della mia adolescenza è un rave organizzato dagli Spiral Tribe in Sicilia. Quando eravamo adolescenti c’era più libertà e le persone vivevano gli eventi con un interesse diverso.

R: C’era un impegno attivo, uno spirito comunitario più forte. Quando arrivava la polizia la rimandavamo indietro.

C: Nonostante ci fossero tante sottoculture, c’era una forte integrazione. Anche quando mancavano gli spazi, ci si organizzava: con una cesoia si andavano a spaccare le serrature delle case abbandonate, si occupavano e si faceva musica.

R: Con l’avvento di Internet e dei Social Media la gente si è sempre più disorientata, si è ritrovata in un vortice di informazioni che ha provocato una forte omologazione. Nella maggior parte dei casi la gente, in questo stato di disorientamento, ha sete di uscire e lo fa in maniera casuale, senza uno spirito comunitario che la anima.



Negli ultimi anni la città di Palermo sta subendo un forte processo di gentrificazione, concentrando la vita notturna in centro città. In che modo questo processo sta condizionando il percorso di produttore e DJ “senza compromessi” come voi?


R: Dagli anni ‘80 ai primi anni 2000 la città era animata da Discoteche e sale eventi sparse in tutta la città, spazi consoni per eventi musicali. Facevano vivere tutta la città, comprese le periferie e le zone residenziali. Con il tempo, forse per disinteresse o mancanza d’introiti questi luoghi hanno chiuso. Tutto ha iniziato a concentrarsi nel centro storico, che richiama ad una dimensione turistica, della passeggiatina, della crociera. Una buona parte dei locali che ci sono in centro non sono consoni a fare musica.

C: Un altro grosso problema è la mobilità. La gente non si sposta più dal centro, sia perché le infrastrutture a Palermo sono molto problematiche che per il disinteresse. Al giorno d’oggi è molto difficile motivare le persone a spostarsi dal centro per partecipare ad un evento.



Quali sono i vostri progetti musicali nei prossimi mesi o anni?


R: Innanzitutto abbiamo le nostre band, io i Volga e lei i Saint Mary Candy. Per quanto riguarda il nostro progetto Vampirismo Sociale, cercheremo di registrare altre sessioni per poi pubblicarle. E poi c’è un disco che abbiamo fatto insieme dalle Sonorità più House e Trance che io ho prodotto e in cui lei ha cantato in portoghese. “Passos Do Mar” sarà un’uscita ufficiale del Record Store Day e uscirà per l’etichetta italiana “La bella di notte”.


ENGLISH VERSION


LAWYERS, JOURNALISTS, INSURERS. IN CONVERSATION WITH: Riccardo Schirò and Camilla Belmonte.


On a rainy late morning in Palermo, the t-mag editorial team meets Riccardo Schirò and Camilla Belmonte inside the Capo market. The soundscape around us is typical of Palermo's traditional markets, which, despite the strong process of touristicisation, retains a veil of authenticity and a spirit that goes beyond time. Riccardo Schirò is a DJ and producer whose music is difficult to categorize. He has dealt with different genres of electronic music while maintaining a Punk attitude. In 2016, he founded the Gravity Graffiti label and released 20 vinyl releases, 50 DJ Mixes and an event format called 'Gravity Graffiti Night' that took place in various corners of the world. The label has released music by brilliant producers such as Soichi Terada, Marcello Napoletano and Dynamo Dreesen. After the label experience ended temporarily, Riccardo joined the Post-Punk band Volga as a singer. There are several aspects of Riccardo's story and artistic vision that intrigue us. 

How were you introduced to the world of DJing and production?

I started DJing when I was twelve, when I bought a console with Danilo (Zurigo, another DJ of the Gravity Graffiti crew), we didn't have the money to buy the equipment ourselves, so our dads bought  us Technics with promissory notes. As a kid I travelled in the summer with my parents, there were these holiday villages with discos. I would stay until late night behind the booths watching the DJs. From that moment on, my goal was not to buy a scooter, or to have the pocket money to do other things, my real interest became buying records and playing them. As for production, I had an uncle who knew several producers from the 80s and 90s, so I started to learn about recording studios. Later on, I was lucky enough to meet Dario Burgio, a dear friend of mine who was very good with music softwares, he introduced me to the world of Ableton Live. Although we came from two different worlds, he from Hip Hop and I from Techno and House, we started producing together. after this first approach, I started to follow my own path.

How did your musical tastes change as you grew up? 

 Those who unfortunately have an artistic personality are constantly creating something. There is this poetics of living in which you go out and create your own world and cut yourself off from everything else. In the very act of daily creation every artist changes his taste, artistic taste is made up of choices and stances. Criticising myself and discarding what I’ve loved in order to learn new things is fundamental for me. I am a person who constantly changes my mind, especially in taste. All these things, however, open up the rediscovery of past tastes and loves that are then put in a new light because an artist has digested and metabolised different things.

Which, for example, is a band you have radically changed your mind about?

Oasis, I used to love them as a kid and now I can't listen to them anymore (laughs)

Are there any intersections between your academic path in philosophy and your creative path in music?

Yes, there are but I haven't understood them yet. There is that critical and methodical aspect of philosophy that I carry with me in music. I studied the theory of analogy and metaphor and focused on authors like Hans Blumenberg. The scientific literature that I studied led me unconsciously to look at analogies and family areas within music.

What is the conceptual difference between the various aliases you use as a DJ and producer?

I started as a kid with my real name. As I grew up, I started to approach production and chose the name 'Richeart'. It’s because I thought it fitted more to the American house music that I loved to mix so much. When I made connections with the Neapolitan guys from Periodica Records, Whodamanny told me: 'Riccà, you’re not American, you’re Italian, you must call yourself with your birth name because is beautiful'.  When I started dealing with Jazz-Funk and Italo Disco music, I started producing under my real name again. The results of this period of collaboration with Periodica Records led to the release of Aqua. There is also my Disco Edits project, called 'Rossella': it’s named after one of my aunts who uses a particularly colourful language (laughs). 

Another name is DJ GG 42: my favourite number. They gave it to me when I was a kid, In that period I was playing football, but they did never let me play (laughs). 42 is also the number of releases I hoped to achieve with my label.

Do you have a precise method or workflow when producing music?

No, I always destroy and rebuild. I produce music when I feel the urge to do so. But these days I tend to do long sessions and make tracks in a short time, then I stop for months.

In the centrefold of your label's 11th release (Sine Phase/Islands), there is an inscription: 'How can anyone know me when I don't even know myself', this phrase has always struck me, could you talk about it?

I put messages and quotes in every release of my label, in this case it’s a quote from the lyrics of 'Giant' by The The, a song I am particularly fond of.

 With other DJs you have organised 'Gravity Graffiti Nights' in different parts of the world, what is your fondest memory related to these events?

It was the second Gravity Graffiti Night, it took place in the province of Florence. We organised it with the help of the Intro-spettiva crew. From that day on, a beautiful friendship was born with Yoshinori Hayashi (Japanese DJ and producer).

What are the biggest difficulties you have faced in running your label?

Mainly keeping up with the record market, production prices have risen dramatically. Another problem is that we live in a period where a huge amount of music is produced, copied, self-copied and dispersed. The last aspect lies in dealing with other artists who have expectations of you, but this hasn’t affected me that much because I have dealt with dear friends.

What were the defining elements of Gravity Graffiti's editorial line?

It was absolute freedom, it was the house of freedom even before Berlusconi (laughs). But then it became something unreal and unrealisable: it didn’t fit well with the reality we live in. 

So you're done with Gravity Graffiti releases?

Never say never, In this period I’m focusing more on my own path and collaborating with other labels.

In recent years, Riccardo has formed an important artistic partnership with Camilla Belmonte, the result of which is the project Vampirismo Sociale. Out of this fruitful collaboration came a self-titled album and an event format called Telematica.  Camilla is also a Punk soul and an important figure in Palermo's 'alternative' culture. She’s the Percussionist of a shoegaze band named Saint Mary Candy and a DJ under the name 'Camilla B'. In her DJ sets she does an uncompromising selection, mixing Post-Punk, New Wave and EBM music. 

How did the Vampirismo Sociale project come about?

C: The name is a protest, it's about the people's hunger for fake social relationships.

R: People itself with fake free use social relationships.

C: Nowadays, At the music events there is no real interest to listen to music, at least, where we are there is always this social vampirism, this thirst to go where other people go but not to actively participate.

R: Camilla and I come from different paths, she’s from Post-Punk, EBM and Darkwave and I’m from House and Techno. In the beginning it was difficult to reconcile our two paths, we started doing DJsets that were quite schizoid, psychopathic .

C: They were almost an argument.

R: Gradually we found this vampire-esque common line: dark, but at the same time playful, I can't define it better in words. During the covid Pandemic our eponymous record came out, I had just dismantled my whole studio as I usually do and we made this project with very few instruments. We sampled various voices from caves and graves, from these samples, I added 'Drone' sounds, 'Field Recordings' and Industrial experiments.  From the sounds of the self-titled record, we started with live sets. Camilla is very brave, even more so than me, she was the music mate that I needed. When we do the live set she takes care of the rhythmic part and I play the  melodic lines with the synthesizers..

Your djsets and live sets take place in an event format you created, called 'Telematica'. Would you tell me about this format?

C: I often choose names by assonance. I also like to use Italian terms because I hate using fake catchy Englishisms, there is also a conceptual aspect behind this name.

R: The concept of transmission, of audiovisual communication.  We want these events to take an artistic line related to the connection between image and voice.

What kind of effect do you want to achieve on the audience with these live sets?

R: The idea is the sounding of the image and at the same time the visualisation of music, they are two things that live and communicate together.

C: We choose different themes for each performance. We want to try to touch people deep inside.

R: We are talking about an experiential flow that has to be approached without preconceptions and without expectations. In the future we’re looking forward for creating a jam, involving other musicians.

How has the clubbing world changed in Palermo from your teenage years to today?

C: I started to approach the clubbing scene after eighteen, before that I mostly went to hardcore punk gigs in the squats. A nice memory from my teenage years is a rave organised by Spiral Tribe in Sicily. When we were teenagers there was more freedom and people were actively involved in the events.

R: There was an active commitment, a stronger communitary spirit. When the police came we would send them back.

C: Although there were many subcultures, there was a strong integration. Even when there was a lack of space, people organised themselves with shears they would go and smash the locks of abandoned houses, occupy them and make music.

R: With the advent of the Internet and social media, people have become increasingly disoriented, they have found themselves in a vortex of information that has caused a strong homogenisation. In most cases people are thirsty to get out and do so in a casual manner without a community spirit animating them.

In recent years, the city of Palermo has been undergoing a strong process of gentrification, concentrating nightlife in the city centre. How is this process affecting the path of 'uncompromising' producers and DJs like you?

R: From the 1980s to the early 2000s, the city was animated by discos and event halls scattered throughout the city these spaces were suitable for musical events. They made the whole city come alive, including the suburbs and residential areas. Over time, perhaps due to lack of interest or lack of revenue, these venues closed. Everything started to massively concentrate downtown. These days downtown has become a tourist scam mecca. A good part of the venues in the centre are not suitable for making music.

C: Another big problem is mobility. People don't move from the centre anymore, both because the infrastructure in Palermo is very problematic and because of lack of interest. Nowadays it’s very hard to motivate people moving from downtown to attend an event.

What are your musical plans for the coming months or years?

R: First of all we focus on our bands, I’m in Volga and Camilla’s in Saint Mary Candy. As for our project Vampirismo Sociale, we'll try to record and release more sessions. There's also a Trancy and Proggy House record that we did together called Passos Do Mar. It will be an official Record Store Day release by the Italian House Label: La Bella di Notte.


















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