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Art beyond Music: Warp Records

L’intelligenza artificiale nella musica elettronica.


Il 9 luglio del 1992 Warp Records si guadagnava definitivamente un posto tra i mostri sacri della scena elettronica, pubblicando un album capace di influenzare profondamente l’evoluzione del genere negli anni a seguire: “Artificial Intelligence – Electronic Listening Music from Warp”, compilation a cui contribuirono sotto pseudonimo artisti del calibro di Aphex Twin e Autechre.


Già a partire dalla cover, in cui un androide si rilassa ascoltando musica nel suo salotto, Artificial Intelligence si presentava come un coup d’état culturale, con l’obiettivo dichiarato di sconvolgere le modalità di fruizione della musica elettronica, scoprendone una dimensione intimista e riflessiva, votata alla ricerca e alla sperimentazione sonora sotto il segno dei Kraftwerk e dei Pink Floyd.


A oltre 30 anni dall’uscita dell’album, di cui Warp ha pubblicato un’edizione celebrativa lo scorso dicembre, è quasi impossibile immaginare il terremoto provocato nella scena underground del tempo, abbastanza potente da dare vita all’IDM, proprio per il carattere visionario di questa release: Artificial Intelligence annunciava l’arrivo dell’apocalisse con la disinvoltura del settimo angelo, anticipando l’impatto che avrebbe avuto la diffusione dei self-media sulla musica elettronica, passata dai club alle camerette, dai rave alla performance art.


Se Intelligent Dance Music rimane un termine vago e controverso, in cui pochi artisti si sono realmente identificati nel corso degli anni, il vero spirito alla base di Artificial Intelligence è tenuto in vita dalle dichiarazioni degli autori, presenti nelle sleeve notes originali dell’album. I ventenni Rob Bown e Sean Booth (Autechre), interrogati sul futuro della musica elettronica, parlano di un tempo in cui “le persone si stancheranno di copiarsi a vicenda”, facendo emergere “una musica più profonda e creativa in cui le idee e l’originalità giocheranno un ruolo fondamentale”.


Ironicamente, oggi è proprio il concetto di intelligenza artificiale, celebrato nel titolo e nell’artwork del disco, che potrebbe decretare l’esattezza di questo auspicio. A più di 70 anni dalla prima computer music di Alan Turing (1951), L’IA sembra sempre più pronta ad occupare un ruolo di rilievo nella produzione musicale, come dimostrato dai lavori sperimentali di numerosi artisti. Tra questi spicca sicuramente Proto (2019), terzo album della musicista Holly Herndon realizzato con il supporto di un’intelligenza artificiale di nome Spawn, programmata dalla stessa artista.

Dalla pubblicazione dell’album, lo sviluppo tecnologico è proseguito sfruttando algoritmi di machine learning sofisticati (deep neural network) e aprendo le porte a una più profonda simbiosi tra IA e produzione artistica, ma anche alla creazione di musica interamente generata da intelligenze artificiali. Daddy’s Car, canzone composta dal software Flow Machines già nel 2016, rappresentava in questo senso soltanto la punta dell’iceberg.


Difficile stabilire quanto lo scenario immaginato dagli Autechre all’alba degli anni ’90 sia diverso da questo presente. Di fatto però, l’utilizzo dell’IA non può che portare alla graduale ridefinizione del concetto di creatività: tralasciando le questioni etiche, la presenza di un’intelligenza generativa artificiale in grado di supportare gli artisti durante il processo creativo potrebbe essere considerata, a seconda dei punti di vista, una magnifica rivoluzione o la morte dell’arte per come la conosciamo.





Ma se l’eccessivo affidamento sull’IA può a lungo andare impigrirci, atrofizzando la creatività, timori decisamente più concreti riguardano le strategie di AI training messe in atto per favorirne lo sviluppo. Software come AIVA e Magenta analizzano infatti un numero spropositato di informazioni, sottoforma di immagini, testi o tracce musicali, bypassando le salvaguardie che dovrebbe garantire il diritto d’autore. Gli artisti si trovano, quindi, senza contromisure legali in grado fermare la fagocitazione delle proprie creazioni da parte dell’IA.

Il software HaveIBeenTrained è una delle poche ma più significative risposte a questo scenario: Creato dalla stessa Holly Herndon, permette agli artisti di verificare la presenza dei propri lavori nei dataset usati per l’AI training, rendendone possibile la rimozione. Nonostante ad oggi supporti solo l’identificazione per immagini – escludendo quindi i musicisti - quasi 80 milioni di opere d’arte sono state rimosse usando questo programma. I dataset accessibili sono però limitati alle compagnie che decidono di collaborare – come Laion - e un autentico processo di regolamentazione in materia deve ancora nascere.

Il dibattito, probabilmente, si trascinerà a lungo.




ENGLISH VERSION




On July 9, 1992, Warp Records earned its place among the greatest actors in the electronic underground scene, releasing an album bound to deeply influence the genre over time : "Artificial Intelligence - Electronic Listening Music from Warp", a compilation featuring, among others, artists such as Aphex Twin and Autechre.

Starting from the cover, in which a chilled-out android listens to music in its living room, Artificial Intelligence presented itself as a cultural coup d'état, with the declared ambition of disrupting the way electronic music was perceived, uncovering a more intimate and reflective dimension of listening, devoted to research and sonic experimentation.


More than 30 years after the release of the album, whose anniversary edition was issued last December by Warp, the disruption caused to the underground scene of the time seems almost unconceivable today. Powerful enough to give birth to IDM, its charm derived precisely from the visionary character of the release: Artificial Intelligence heralded the apocalypse with a devilish smile on its face, foretelling the great impact self-media would have on electronic music, whose stage has moved from clubs to bedrooms, from raves to performance art.


While Intelligent Dance Music remains a vague and controversial term, which few artists have in fact embraced over the years, the true spirit behind Artificial Intelligence has been preserved by the authors' statements, found in the album's original sleeve notes. The twenty-years-old Rob Bown and Sean Booth (Autechre), questioned about the future of electronic music, spoke of a time when "people run dry of copying each other," bringing forth "a deeper, more creative music where ideas and originality will play a major role".

Quite ironically, the concept of artificial intelligence, celebrated in the album's title and artwork, may now decree the accuracy of their vision. More than 70 years after Alan Turing's first computer music (1951), AI seems increasingly poised to occupy a prominent role in music production, as shown by the experimental projects of several artists. One of the most notable being Proto (2019), the third album by the American musician Holly Herndon, realized with the support of an artificial intelligence named Spawn programmed by the artist herself.


Since the release of the album, technological development has continued by leveraging sophisticated machine learning algorithms (deep neural networks), thus opening the door to a deeper symbiosis between AI and artistic production, and to the creation of music generated entirely by artificial intelligence. Daddy's Car, a pop song composed by the Flow Machines software back in 2016, represented only the proverbial tip of the iceberg.

It’s not easy to imagine how the scenario envisioned by Autechre at the dawn of the 1990s differs from today. Regardless, the use of AI seems to be leading towards a gradual redefinition of creativity: apart from ethical implications of sorts, an artificial intelligence capable of actively cooperating with artists could be considered, depending on one's standing, a magnificent revolution, or the death of art as we know it.


Yet, even if over-reliance on AI may in the long run affect our creativity, decidedly more concrete concerns regards the way in which AI training is conducted. Software such as AIVA and Magenta analyze an immense amount of information, whether in the form of images, text, or music tracks, bypassing the safeguards that intellectual property protection should guarantee. As a result, artists are left without any legal countermeasure to halt the absorption of their creations by AI.


The software HaveIBeenTrained represents one of the most significant countermeasures to this process: created by Holly Herndon, the platform allows artists to verify the presence of their works within datasets used for AI training, allowing their removal through an opt-out functionality. Although to date it only supports image identification - thus leaving out musicians - nearly 80 million artworks have been opted out using the program. Accessible datasets, however, are limited to those companies collaborating with the project - such as Laion - and a genuine regulatory discourse on the matter has yet to begin.

The debate is likely to drag on for a long time.




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