A DAY WITH: SILVIE LOTO

Updated: May 9



Silvie Loto, nasce a Firenze. Da subito, manifesta un forte interesse per la musica. All'età di 17 anni, asseconda questa passione ed inizia a suonare nella sua città natale. Viaggia moltissimo: Londra, Spagna e Germania dove viene a contatto con nuovi suoni. La sua musica può essere definita come un groove contagioso, un sound che combina ritmo, minimalismo, melodia, percussioni e suoni che ricordano paesi lontani.





Ma chi è oggi Silvie Loto?


Silvie Loto ieri era una ragazza con una grande amore, la musica, che si è avvicinata ai giradischi per curiosità, anche un pò per sfida, ed ha scoperto un mondo che non ha più lasciato.

Ho iniziato puramente per passione e forse non avrei mai immaginato che un giorno sarebbe diventato il mio lavoro e la mia ragione di vita. Ho dedicato tanto tempo ed energia alla musica, mettendola sempre al primo posto. Sono sempre stata forte e determinata per raggiungere i miei sogni e sono felice di non aver mai perso questa grinta, anzi. Silvie oggi è la stessa ragazza di tanti anni fa, ma forse più forte.

Sicuramente della Silvie Loto di ieri è rimasta la passione dell’inizio.

L’empatia è sempre stata una mia qualità. Sono stata per tanti anni dall’altra parte della consolle ed è forse questo che mi ha sempre aiutato ad immedesimarmi nelle persone che ho di fronte, a non sentirmi diversa da loro. Ma è anche cambiato qualcosa: con il passare degli anni ho imparato ad essere più sicura delle mie scelte, dei miei gusti e dei miei valori, del mio percorso. Ad ascoltare meno il giudizio degli altri, ad andare avanti per la mia strada.


Oggi posso dire di aver raggiunto una mia personale maturità musicale, di avere chiaro quello che voglio trasmettere quando suono e quali siano i miei obiettivi futuri.

Sono molto felice della persona che sono oggi, ma cerco sempre di perfezionarmi. Non smetto mai di evolvere, di cercare di essere migliore.

Sicuramente devo tanto alle persone che mi seguono, all’amore che ho ricevuto negli anni. Alla fine il motore di tutto è anche questo.



Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma // Total look, The Attico


Parecchi anni fa, abbandoni Firenze (alla quale sei molto legata) e ti trasferisci a Roma. Come mai questa scelta e perché Roma e non una città fuori l’Italia, ad esempio Berlino?


In realtà prima di Roma mi sono trasferita a Milano, città che conoscevo pochissimo, ma dalla quale ero sempre stata molto affascinata. Mi sono trasferita per frequentare l’università di Relazioni Pubbliche e Pubblicità, ma forse quella di frequentare un’università fuori sede è stata più una scusa per spostarmi in una grande città. Sono nata a Firenze, ma i miei genitori si sono trasferiti nella campagna toscana quando avevo sei anni. Ho vissuto cosi quasi tutta la mia adolescenza fuori dal rumore della città e più vicina alla natura, ma appena si è presentata l’occasione, è riemersa la voglia di città.

Ad oggi posso dire di avere un grande amore per le città e di non poterne starne lontana: mi fanno sentire viva.

Studiare è sempre stato stimolante per me. Benché suonassi già un po in giro per l’Italia, era ancora solo una passione e non sapevo se sarebbe diventato il mio futuro. Ho sempre ritenuto importante avere un’altra “strada”. Lavorare nell’ambito della moda era un’altro grande sogno che sarebbe potuto diventare una professione.

Dico sempre che Milano mi ha formata, è stata la città dove sono cresciuta e ho affrontato le prime esperienze di vita. Quando ti sposti in una città completamente nuova, sopratutto negli anni centrali dell’adolescenza, impari a cavartela da sola e cresci più rapidamente.

Dopo aver finito l’università avevo voglia di cambiare aria. Sono stata a Roma per una serata e ho capito da subito sarebbe stata la mia prossima città. Nel giro di due settimane mi ci sono trasferita.

Roma è una città che mi ha fatto crescere tanto: ho conosciuto tantissime persone eccezionali, e ho fatto tante esperienze lavorative e non, che mi hanno arricchita e allo stesso tempo stimolata. Non sono mai riuscita a separarmene nonostante negli anni abbia viaggiato molto e visitato molte altre città stupende, ma forse non ho mai trovato quello che mi da Roma.




Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma // Total look, Diesel

L’unica pausa da Roma che mi sono “concessa” è stato un breve periodo che ho passato a Berlino. Berlino, la capitale per eccellenza della musica elettronica, mi ha dato sicuramente una grande energia e tanta ispirazione per la musica, ma non era la città per me. Non mi sono mai sentita attaccata a quella cultura molto diversa dalla nostra.

Dopo ormai più di 10 anni considero Roma la mia casa, la mia base.


Credo di non essere legata a Firenze più di quanto non lo sia con Milano e Roma. E’ come se tutto e tre siano parte di me, e devo ad ognuna una parte della mia formazione personale, in tre momenti diversi della mia vita. Ognuna delle città mi ha cambiata e modellata nel tempo.



Sei stata per molto tempo una delle dj resident del Goa. Roma ti ha aiutata o penalizzata nella tua carriera da dj?


Penso che niente penalizzi o aiuti nella carriera, ma faccia parte semplicemente del proprio percorso. Non penso che nella vita ci si debba mai guardare troppo indietro e analizzare troppo le decisioni prese. Bisogna fidarsi di se stessi e delle proprie scelte.

Quando sono arrivata a Roma il Goa è diventato da subito una casa. Anche se suonavo già molto e avevo già avuto una residenza alle spalle, è stata un’altra grande formazione. Essere resident ti aiuta a sperimentare nuovi suoni, a conoscere altri suoni, ti permettere di scoprire altri artisti. Il Goa nel suo rigore di club storico, intoccabile, rispettato, mi ha spinta a fare sempre meglio, a migliorarmi.

Adesso che il Goa non c’è più, credo si senta in città la mancanza di un punto di riferimento. E’ stato un punto centrale per la città ed un ritrovo per gli appassionati della scena Elettronica. Sono fiera di averne fatto parte per tanti anni.




Centro Studi Musicali, Roma // Total look, Moncler; Medium finger ring, Iosselliani



Pensi che essere donna e affascinante ti abbia aiutata a farti spazio in un mondo come quello del clubbing e dei dj (in generale), penalizzata o che oggi non sia più un dettaglio rilevante?

Quando ho iniziato a suonare, avevo il terrore che si potesse dire che suonassi per motivi diversi dalle mie capacità, come essere una donna o per la mia presenza. Cercavo quindi di togliere completamente l’attenzione dalla mia immagine: vestivo molto semplice, maschile, senza attirare troppe attenzioni. La mia forza era la mia tenacia, la forza di andare avanti e dimostrare le mie qualità. Sicuramente guardando indietro mi sono resa conto solo anni dopo che un pò di fatica c’è stata.

Quando ho iniziato le dj donne erano pochissime e le più famose venivano da contesti stranieri, come Ellen Allien o Miss Kittin. Essere una delle poche dj in Italia mi ha probabilmente aiutata, la ragazza che suonava era qualcosa di nuovo, di inusuale.

Dall’altra parte era presente un forte pregiudizio: era difficile che una donna potesse essere brava quanto un uomo. Ho capito a distanza di tempo che quello che poteva apparire come un limite mi ha reso più forte, più determinata in quello che faccio. Dover dimostrare ti aiuta a non fermarti mai.



Total look, The Attico; bracelets, Vitaly


Qual è il rapporto con la tua immagine, con il tuo corpo?


Per quanto riguarda l’immagine, ho imparato negli anni a non nasconderla e a non discernerla dal mio lavoro. Alla fine penso che l’immagine faccia parte della persona che sei e rispecchi la personalità. Adesso vivo con molte meno delle insicurezze iniziali, non do troppa importanza a quello che può pensare la gente su come appaio. I fatti parlano sempre, conta quello che succede quando sali su uno stage e suoni. Il resto è solo un contorno. Come ho detto amo la moda, per me è parte dell’espressione di una persona, sarebbe quindi falso nascondere questo mio lato. L’importante è sentirsi sempre se stessi, nelle scelte, in cosa si indossa o cosa si posta sui social. Questa è l’unica regola, per il resto siamo persone libere.

La scena elettronica è ormai cresciuta rispetto ai primi anni, ed uno dei lati positivi è sicuramente aver abbondato alcune dinamiche un pò chiuse, come erano spesso i pregiudizi sulle donne o sull’immagine.

Oggi la situazione è fortunatamente diversa. La figura della donna dj è forte, e sicuramente molto più libera.


Come nasce la tua passione per il pilates? Anche se viaggi molto, pratichi spesso questa disciplina?


Una delle attività che mi tengono più impegnata nel tempo libero è sicuramente lo sport. Credo di aver iniziato a quattro anni e non aver mai smesso. Ho fatto quasi tutto: nuoto (quasi a livello agonistico), pallavolo, ginnastica artistica, ginnastica ritmica. Per tanti anni ho praticato danza moderna e classica. La musica è sempre stata parte di me e ovviamente la danza era un connubio perfetto: in un certo momento diventare una ballerina professionista era diventato la mia aspirazione, ma dopo un infortunio al ginocchio ho dovuto abbandonare del tutto l’idea. Purtroppo ho dovuto iniziare anche ad abbandonare molti altri sport, soprattutto quelli troppo dinamici, per paura che potessero procurami ulteriori danni al ginocchio. Ho cosi optato per sport più gentili dove serve comunque una grande forza ed allenamento. Prima lo Yoga, per poi passare al Pilates. Il Pilates è uno sport che sviluppa tantissimo la forza fisica e che aiuta nella postura e nell’allungamento dei muscoli. Ogni movimento è collegato alla respirazione e lavora moltissimo cosi anche sulla concentrazione. Pratico Pilates tre-quattro volte a settimana, dipende dagli impegni. Ovviamente capita di saltare qualche allenamento, ma cerco di trovare il tempo anche quando viaggio: è la mia ricarica, sopratutto dopo lunghi weekend fuori casa. Mat Pilates, che è quello pratico io, non ha bisogno di nessun attrezzo, questo mi permette di farlo in qualsiasi momento, ovunque mi trovi. E’ la mia ricarica, sopratutto dopo lunghi weekend fuori casa.



Top & Body, Calvin Klein


Guardano il tuo profilo instragram, si nota che oltre ad i numerosi viaggi che fai per lavoro, adori viaggiare anche nel tempo libero. Recentemente sei stata in Senegal. Posti come questi hanno mai influenzato, contaminato la tua musica? Cosa ti porti dietro?


Ho avuto al fortuna di avere due genitori che fin da piccola mi hanno permesso di viaggiare moltissimo con loro. Questo lo ha reso per me una cosa naturale. Sapevo, o almeno speravo, di poter fare un lavoro che mi permettesse di continuare a girare il mondo. Anche se dopo un weekend di lavoro fuori ho spesso voglia di tornare a casa, appena ho un weekend libero in cui posso partire salgo su un treno o un aereo. E’ più forte di me, viaggiare è il mio motore, mi da vita, mi rende felice, mi da energia ed ispirazione.

Non avendo quasi mai tempo per le vacanze in estate, organizzo quasi tutti gli anni un viaggio d’inverno. E quest’anno sono stata in Senegal. L’Africa è uno dei posti del mio cuore. E’ un luogo magico. Mio padre è stato un fotografo per tanti anni e da piccola mi mostrava le diapositive dei suoi viaggi in Kenya o in Tanzania. Sono cresciuta con il sogno di visitarla tutta. Il safari poi è sempre stato un mio grande desiderio: qualche anno fa ho fatto il primo in Tanzania e so che non sarà l’ultimo.

Certamente l’Africa è anche una grande ispirazione per la musica. Le percussioni sono uno dei miei elementi preferiti, e la musica africana ne è praticamente la massima espressione.

L’arricchimento dopo un viaggio è su tanti livelli, anche quello musicale.

Inoltre penso che tutta la musica che si ascolta e si scopre in un posto lontano da casa, lontano dalla nostra routine quotidiana, viene apprezzato in un modo diverso: sia perché la qualità del nostro tempo è migliore, sia perché la assoceremo per sempre ai ricordi del nostro viaggio.



Galleria Sciarra, Roma // Total Look, Diesel; Shoes, Vetements


Ti piacerebbe suonare in un posto come l’Africa, magari con qualche dj del luogo? Oppure tenere un corso di musica lì?


Perché no. Mi piacerebbe molto suonare al Cairo per esempio, dove so che la scena elettronica è super interessante, oppure in Sud Africa. In realtà non credo che ci siano posti nel mondo dove non vorrei suonare LOL.

Il mio legame forte con l’Africa lo renderebbe sicuramente un evento speciale.


Tornando in Italia, sappiamo che qui insegni, da qualche tempo, nella Centro Studi Musicali di Roma. Com’è posare i panni della dj che suona nei club davanti a migliaia di persone e mettersi davanti a dei ragazzi?


Insegnare è un esperienza completamente diversa dal suonare. C’è una grande differenza tra saper fare qualcosa e doverla spiegare e trasmettere nel modo migliore. C’è stato tanto lavoro per preparare questo corso. Non è facile quando si fa qualcosa in modo naturale da tanti anni trovare il modo per spiegarla a chi ne conosce poco o niente. Ho studiato cose che conoscevo già, ma non approfonditamente, come strumentazioni che uso quotidianamente. Ho lavorato tanto per capire quale fosse il metodo migliore per insegnare.

Mi sono messa nei panni di chi si approccia per la prima volta, ed ho ripensato a la prima me quando ha iniziato suonare. E’ stata una bella sfida e molto stimolante.

E’ bello vedere ragazzi che iniziano da zero e dopo qualche mese sviluppano un proprio gusto musicale, una propria tecnica, sia nel suonare, che nel proporre la musica.

Il corso che svolgo è poi unicamente in vinile. Anche se ormai ho abbandonato il vinile da tempo nelle mie serate, credo fermamente che si sia fondamentale come primo approccio.

Insegnare è poi anche un flashback sui miei primi passi nell’ambiente. In alcuni ragazzi rivedo me alle prime armi: la voglia di imparare e capire, la passione e la soddisfazione dei primi risultati.



Centro Studi Musicali, Roma // Total look, Moncler

Che stimoli ti da l’esperienza da insegnante e quali insegnamenti trai dai ragazzi a cui insegni?


Negli ultimi anni, soprattutto dopo la situazione del Covid, i corsi per dj e producer sono aumentati molto, soprattutto online. Credo sia un mercato in crescita. Anni fa era impensabile trovare qualcosa di simile, sopratutto per il djing e sono felice che sia diventato qualcosa di più accessibile. Certo i corsi non sono tutto: serve tanto esercizio soprattutto all’inizio, tanto impegno, ma prima di tutto il talento. Per essere un DJ non serve solo la tecnica nel saper mixare. Essere un DJ è avere un gusto musicale, fare continuamente ricerca, evolversi e crearsi il proprio stile. Per me è sempre stato questo il vero fascino: l’evoluzione, il continuo cambiare. Non suono quello che suonavo anni fa, come so che il mio suono avrà sfumature diverse probabilmente tra qualche anno. Questo lo rende un lavoro mai statico, sempre pieno di stimoli.

Oggi il DJ è anche immagine, come si approccia al pubblico, i valori che ha. Non basta più essere solo bravi. I social hanno cambiato i giochi e il dj è diventato una figura molto più complessa. Certo, ha valore la selezione musicale, ma anche quello che pensa, le scelte che fa, quello che dice. Assomiglia sempre di più alle altre figure artistiche.



Cosa vorresti dire a questi ragazzi che scelgono di intraprendere la tua stessa carriera?


Di intraprendere questa carriera se hanno veramente passione. A volte chi inizia a suonare lo fa maggiormente per raggiungere la fama. Sono convita che se alla base non si ha una grande passione sia difficile andare avanti. Questo lavoro è bellissimo, fatto di momenti stupendi e grandi soddisfazioni, ma anche di momenti più duri che nn è facile affrontare senza una grande amore per quello che si fa, amore per la musica e questo lavoro. Inoltre, credo che il pubblico si accorga cosa c’è dietro ad un artista, quale sia il suo vero motore che lo spinge a fare quello che fa.

Per quanto riguarda studiare, certo che è importante. La fortuna è che oggi, rispetto a quando ho iniziato io, ci sono più modi per imparare: corsi online, corsi nelle scuole o tutorial su youtube. Perché no, se ci sono è giusto usarli. Bisogna però ricordarsi che non sono tutto, deve seguire la pratica e la dedizione.


Sei nata in una città che è la Culla del Rinascimento, ti sei trasferita poi nella Città Eterna. Vivi circondata dall’arte, è per questo che uno dei tuoi hobby preferiti è andare in giro per musei? Porteresti la musica elettronica tra le statue della Galleria Nazionale d’arte moderna e contemporanea?


Quando ho del tempo libero in qualunque città mi trovi amo giare per musei. Purtroppo quando viaggio per le serate difficilmente ho troppo tempo per visitarle. Ma sono fortunata, vivo in una delle città che offrono di più a livello artistico. Roma ha un arte illimitata: mostre, musei, monumenti. Anche quando pensi di aver visto tutto scopri mille meraviglie nascoste. Quando posso nei weekend liberi e durante la settimana mi rilassa giare per musei o semplicemente farmi delle lunghe camminate. Ancora dopo tanti anni rimango sempre shoccata dalla bellezza di questa città.

Il connubio musica e musei credo sia una delle cose più affascinanti che ci siano. Mi piacerebbe che l’Italia fosse più aperta a questo tipo di cose, che ci fossero più collaborazioni tra DJ e mostre per esempio, ma purtroppo le occasioni sono sempre molto poche e questo tipo di spazi vengono concessi difficilmente.


Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma // Total look, The Attico



Cito la Galleria Nazionale d’arte moderna e contemporanea perché sappiamo essere uno dei tuoi luoghi preferiti della capitale. Con tanti musei, come mai il tuo cuore pende proprio per un posto come il museo di arte Moderna?


Adoro la Galleria Nazionale. Non so perché ma quel posto mi trasmette pace e benessere. A parte la collezione, una delle più complete dedicate all'arte italiana e straniera dal XIX secolo, la struttura del museo è super affascinante. Non so se siano le pareti bianche, la luce, le grandi finestre, la grande scalinata esterna, il silenzio o il fatto che non sia mai troppo affollata. Essendo poi vicino al parco Di Villa Borghese, uno dei posti a cui sono più legata a Roma, la rende ancora più speciale per me.

La Collezione permanete inoltre ha alcuni pezzi di alcuni dei miei artisti preferiti come Burri, Klimt e Mondrian. Le opere sono contestualizzate perfettamente nel museo, trovo che ci sia una grande armonia nella disposizione delle opere all interno delle sale.


Finalmente si è rimessa in moto la macchina del clubbing, delle serate. La musica elettronica ha ripreso a suonare.

Insegni, porti i tuoi djset in giro per il mondo, ma quali sono i progetti futuri per Silvie Loto?


Credo che quest’anno sarà un anno molto interessante, di rinascita per tutti. Dopo questo lungo stop, la situazione di tensione mondiale in cui ci troviamo adesso e che spero si fermerà presto, ci meritiamo tutti di tornare a fare quello che ci rende felici. Le persone si meritano di tornare nei club e nei festival, nei luoghi dove possono staccare la mente per qualche ora.

Non vedo l’ora di tornare nei club più spesso, davanti alla persone. Questo il mio più grande progetto e desiderio futuro.

Sono molto emozionata per le date dei prossimi mesi. Suonerò in alcuni club per la prima volta, come al Printworks di Londra ad Aprile per il party Solid Grooves e al party di chiusura del Sonar Off a Barcellona il prossimo Giugno. Tornerò poi in alcuni dei miei club preferiti In Italia. Ci saranno delle novità anche per l’estate a Ibiza.

Inoltre lavoro in studio costantemente da mesi, e presto uscirà della mia nuova musica per una delle etichette che amo di più.

Spero che questo momento sia un nuovo inizio per la scena elettronica e che niente possa fermarla di nuovo.




Centro Studi Musicali, Roma // Total look, Moncler

LISTEN TO THE EXCLUSIVE PLAYLIST CREATED FOR T-MAG


A DAY WITH: SILVIE LOTO | A project by t-magazine


Production and Art Direction: Alice Suppa

Photographer: Elena Maggiulli

Styling: Gianluca Gagliardi

Filmmakerr: Francesca Battaglia

MUAH: Martina Di Cori using caracallabeauty

Editors in chief: Tatiana Tardio, Gianluca Gagliardi, Barbara Gagliardi


Fashion: Balenciaga; Calvin Klein; Diesel; Moncler; The Attico; Vetements; Vitaly

Location: Galleria Sciarra; Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea; Centro Studi Musicali (ROMA, IT)




ENGLISH VERSION


Silvie Loto was born in Florence. From the very beginning, he showed a strong interest in music. At the age of 17, he indulged in this passion and began playing in his hometown. He travels a lot: London, Spain, and Germany where he comes into contact with new sounds. His music can be defined as a contagious groove, a sound that combines rhythm, minimalism, melody, percussion, and sounds reminiscent of distant countries.


But who is Silvie Loto today?

Silvie Loto yesterday was a girl with great love for music, who approached the turntables out of curiosity, even a bit of a challenge, and discovered a world that has not left.

I started purely out of passion and maybe I never imagined that one day it would become my job and my reason for living. I’ve devoted a lot of time and energy to music, always putting it first.

I have always been strong and determined to achieve my dreams and I am happy that I have never lost this determination, indeed.

Silvie today is the same girl from many years ago, but perhaps stronger. Surely yesterday’s Silvie Loto remained the passion of the beginning.

Empathy has always been my quality. I have been on the other side of the console for many years and it is perhaps this that has always helped me to identify with the people in front of me, not to feel different from them.

But something has also changed: over the years I have learned to be more sure of my choices, my tastes, and my values, my path. To listen less to the judgment of others, to go on my way.

Today I can say that I have reached my personal musical maturity, to have clear what I want to convey when I sound and what my future goals are.

I’m very happy with who I am today, but I always try to perfect myself. I never stop evolving, trying to be better.

Surely I owe so much to the people who follow me, to the love I have received over the years. In the end, the engine of everything is also this.


Several years ago, you left Florence (to which you are very close) and moved to Rome. Why this choice and why Rome and not a city outside Italy, for example, Berlin?

Actually, before Rome, I moved to Milan, a city that I knew very little about but from which I had always been very fascinated. I moved to the University of Public Relations and Advertising, but maybe going to an off-site university was more of an excuse to move to a big city. I was born in Florence, but my parents moved to the Tuscan countryside when I was six years old. I lived so almost all my adolescence out of the noise of the city and closer to nature, but as soon as the opportunity presented itself, the desire for the city resurfaced.

Today I can say that I have a great love for cities and that I cannot stay away from them: they make me feel alive.

Studying has always been inspiring to me. Although I was already playing a bit around Italy, it was still just a passion and I didn’t know if it would become my future. I always thought it important to have another "way". Working in fashion was another great dream that could have become a profession.

I always say that Milan formed me, it was the city where I grew up and I faced the first experiences of life. When you move to a completely new city, especially in the middle years of adolescence, you learn to fend for yourself and grow faster.

After I finished college, I felt like a change of scenery. I was in Rome for one night and I knew right away it would be my next city. Within two weeks I moved there.


Rome is a city that has made me grow so much: I met many exceptional people, and I have had many work experiences and not, that have enriched and at the same time stimulated me. I have never been able to part with it despite having travelled a lot over the years and visited many other beautiful cities, but perhaps I have never found what I from Rome.


The only break from Rome that I "gave myself" was a short period that I spent in Berlin. Berlin, the capital of electronic music par excellence, certainly gave me a lot of energy and inspiration for music, but it wasn’t the city for me. I never felt attached to that very different culture from ours.

After more than 10 years I consider Rome my home, my base.


I believe I am no more bound to Florence than I am to Milan and Rome. It’s like everything and three are part of me, and I owe each of them a part of my personal training, at three different times in my life. Each of the cities has changed me and shaped me over time.


You were for a long time one of the resident DJs of Goa. Rome helped or penalized you in your career as a DJ?

I think that nothing penalizes or helps in your career, but it is simply part of your path. I do not think that in life we should ever look too far back and over-analyze the decisions taken. You have to trust yourself and your choices.

When I arrived in Rome, Goa became a home. Although I already played a lot and had already had a residency behind me, it was another great line-up. Being a resident helps you to experiment with new sounds, to know other sounds, to allow you to discover other artists. The Goa in its rigor of historical club, untouchable, respected, pushed me to do better and better.

Now that the Goa is gone, I think he feels in the city lacks of a point of reference. It was a central point for the city and a meeting place for fans of the electronic scene. I’m proud to have been a part of it for so many years.


Do you think that being a woman and charming has helped you make room for yourself in a world like clubbing and DJs (in general), penalized or that today is no longer a relevant detail?

When I started playing, I was terrified that you could be said to play for reasons other than my abilities, such as being a woman or my presence. So I tried to completely take the attention away from my image: I dressed very simply, masculine, without attracting too much attention. My strength was my tenacity, the strength to go on and prove my qualities. Surely looking back I realized only years after that a little effort there was.

When I started DJ women were very few and the most famous came from foreign contexts, such as Ellen Allien or Miss Kittin. Being one of the few DJs in Italy probably helped me, the girl who played was something new, unusual.

On the other hand, there was a strong prejudice: it was difficult for a woman to be as good as a man. I understood from a distance of time that what might appear as a limit made me stronger, and more determined in what I do. Having to prove helps you never stop.


What is the relationship with your image, with your body?

As for the image, over the years I have learned not to hide it and not to discern it from my work. In the end, I think that the image is part of the person you are and reflects your personality. Now I live with far less than the initial insecurities, I don’t care too much what people think about how I look. The facts always speak, it’s what happens when you go on stage and play. The rest is just a side dish. As I said I love fashion, for me, it is part of a person’s expression, so it would be false to hide this side of me. The important thing is to always feel yourself, in the choices, in what you wear, or what you place on social networks. This is the only rule, otherwise we are free people.

The electronic scene has grown since the early years, and one of the positive aspects is certainly to have abounded some dynamics a little closed, as were often the prejudices on women or on the image.

Today the situation is fortunately different. The figure of the woman DJ is strong, and certainly much freer.


How did your passion for pilates come about? Even if you travel a lot, do you often practice this discipline?

One of the activities that keep me most engaged in my free time is definitely a sport. I think I started at four and never stopped. I did almost everything: swimming (almost competitive), volleyball, artistic gymnastics, and rhythmic gymnastics. For many years I practiced modern and classical dance. Music has always been a part of me and of course, dance was a perfect match: at one time becoming a professional dancer had become my aspiration, but after a knee injury I had to completely abandon the idea. Unfortunately, I also had to start to abandon many other sports, especially those too dynamic, for fear that they might cause me further damage to the knee. So I opted for more gentle sports where you still need a lot of strength and training. First Yoga, then Pilates. Pilates is a sport that develops a lot of physical strength and helps in posture and muscle stretching. Every movement is connected to breathing and works a lot so also on the concentration. Practice Pilates three to four times a week, depending on the schedule. Obviously, it happens to miss some training, but I try to find time even when I travel: it’s my recharge, especially after long weekends away from home. Pilates mat, which is the practical one, does not need any tools, this allows me to do it anytime, wherever I am. It’s my recharge, especially after long weekends away from home.


Look at your Instagram profile, you notice that in addition to the many trips you make for work, you love to travel even in your spare time. Recently you’ve been to Senegal. Places like these have ever influenced, or contaminated your music? What do you bring with you?

I was lucky enough to have two parents who from an early age allowed me to travel a lot with them. That made it a natural thing for me. I knew or at least hoped, I could do a job that would allow me to continue to travel the world. Although after a weekend of work outside I often want to go home, as soon as I have a weekend off where I can leave I get on a train or plane. It’s stronger than me, traveling is my engine, it gives me life, it makes me happy, and it gives me energy and inspiration.

Almost never having time for summer holidays, I organize a winter trip almost every year. And this year I’ve been to Senegal. Africa is one of the places in my heart. It’s a magical place. My father was a photographer for many years and as a child, he showed me the slides of his travels in Kenya or Tanzania. I grew up with the dream of visiting it all. The safari then has always been my great desire: a few years ago I made the first in Tanzania and I know that it will not be the last.

Certainly, Africa is also a great inspiration for music. Percussion is one of my favorite elements, and African music is pretty much the ultimate expression.

The enrichment after a journey is on many levels, even the musical one.

I also think that all the music that you listen to and discover in a place far from home, far from our daily routine, is appreciated in a different way: both because the quality of our time is better, and because we will associate it forever with the memories of our trip.


Would you like to play in a place like Africa, maybe with some local DJs? Or hold a music course there?

Why not. I would love to play in Cairo for example, where I know the electronic scene is super interesting, or in South Africa. Actually, I don’t think there are places in the world where I would not like to play LOL.

My strong bond with Africa would definitely make it a special event.


Returning to Italy, we know that here you have been teaching, for some time, in the Music Studies Centre of Rome. What’s it like to pose as the DJ who plays in clubs in front of thousands of people and stands in front of guys?

Teaching is a completely different experience from playing. There is a big difference between being able to do something and having to explain and convey it in the best way. There has been a lot of work to prepare for this course. It is not easy when you do something naturally for many years to find a way to explain it to those who know little or nothing about it. I studied things that I already knew, but not in-depth, like instruments that I use every day. I’ve worked so hard to figure out the best way to teach.

I put myself in the shoes of those who approach for the first time, and I thought about the first me when he started playing. It was a great challenge and very challenging.

It’s nice to see guys starting from scratch and after a few months, they develop their own musical taste, their own technique, both in playing and in proposing music.

The course I take is then only on vinyl. Although I’ve abandoned vinyl for some time now in my evenings, I firmly believe that it is fundamental as a first approach.

Teaching is also a flashback to my first steps in the environment. In some young people, I see myself at the beginning: the desire to learn and understand, the passion and the satisfaction of the first results.


What inspires you as a teacher and what lessons do you draw from the children you teach?

In recent years, especially after the situation of Covid, courses for DJs and producers have increased a lot, especially online. I think it’s a growing market. Years ago it was unthinkable to find something like this, especially for djing and I’m happy that it has become something more accessible. Certainly, the courses are not everything: it takes a lot of exercises, especially at the beginning, a lot of effort, but first of all the talent. Being a DJ doesn’t just take mixing techniques. To be a DJ is to have a musical taste, to constantly research, evolve, and create your own style. For me, this has always been the real charm: evolution, the continuous change. I don’t play what I played years ago, as I know that my sound will have different shades probably in a few years. This makes it a never static work, always full of stimuli.

Today the DJ is also an image, as he approaches the audience, the values he has. It is not enough to be just good. Social media changed the games and the DJ became a much more complex figure. Of course, music selection has value, but also what he thinks, the choices he makes, what he says. More and more he resembles other artistic figures.


What would you say to these kids who choose to pursue their own careers?

To pursue this career if they really have passion. Sometimes those who start playing do it more to achieve fame. I am convinced that if you do not have a great passion at the base it is difficult to go on. This work is beautiful, made of wonderful moments and great satisfaction, but also of harder moments that nn is easy to face without a great love for what you do, love for music and this work. Also, I think that the audience realizes what is behind an artist, and what is the real engine that drives him to do what he does.

As for studying, of course, it’s important. The luck is that today, compared to when I started, there are more ways to learn: online courses, courses in schools, or tutorials on youtube. Why not, if they are there it is right to use them. But remember that they are not everything, it must follow practice and dedication.


You were born in a city that is the Cradle of the Renaissance, then you moved to the Eternal City. You live surrounded by art, is that why one of your favorite hobbies is going around museums? Would you bring electronic music to the statues of the National Gallery of Modern and Contemporary Art?

When I have free time in any city I find jars for museums. Unfortunately, when I travel in the evenings I hardly have too much time to visit them. But I’m lucky, I live in one of the cities that offer the most artistic level. Rome has unlimited art: exhibitions, museums, and monuments. Even when you think you’ve seen it all, you discover a thousand hidden wonders. When I can on weekends off and during the week I can relax in museums or simply take long walks. Still, after many years I am always shocked by the beauty of this city.

The combination of music and museums I think is one of the most fascinating things there are. I would like Italy to be more open to this kind of thing, that there would be more collaborations between DJs and exhibitions for example, but unfortunately, the opportunities are always very few and this type of space are hardly granted.


I mention the National Gallery of Modern and Contemporary Art because we know it to be one of your favorite places in the capital. With so many museums, why does your heart hang on a place like the Museum of Modern Art?

I love this Gallery. I don’t know why but that place gives me peace and well-being. Apart from the collection, one of the most complete dedicated to Italian and foreign artists since the nineteenth century, the structure of the museum is super fascinating. I don’t know if it’s the white walls, the light, the big windows, the big outside staircase, the silence, or the fact that it’s never too crowded. Being then close to the park of Villa Borghese, one of the places to which I am most attached to Rome, makes it even more special for me.

The Permanent Collection also has some pieces by some of my favorite artists like Burri, Klimt, and Mondrian. The works are perfectly contextualized in the museum, I find that there is great harmony in the arrangement of the works inside the rooms.


Finally, the clubbing machine started up again. The electronic music started playing again.

You teach you to take your DJ sets around the world, but what are the future projects for Silvie Loto?

I think this year will be a very interesting year of rebirth for everyone. After this long stop, the situation of world tension in which we are now and which I hope will stop soon, we all deserve to return to do what makes us happy. People deserve to go back to clubs and festivals, places where they can take their minds off for a few hours.

I look forward to returning to the clubs more often, in front of people. This is my biggest project and future desire.

I’m very excited about the dates for the next few months. I will play in some clubs for the first time, such as the Printworks in London in April for the Solid Grooves party and the closing party of the Sonar Off in Barcelona next June. I will then return to some of my favorite clubs in Italy. There will also be some news for the summer in Ibiza.

Also, I’ve been working in the studio constantly for months, and soon my new music will be released for one of the labels I love the most.

I hope that this moment is a new beginning for the electronic scene and that nothing can stop it again.